Indonesia, la separazione tra religione e politica è possibile?

Pubblicato il 31 marzo 2017 alle 10:13 in Asia Indonesia

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Il presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, ha violato il tabù della separazione tra politica e religione durante un suo discorso e ha innescato il dibattito sulla spinosa questione in tutto il paese.

L’Indonesia gode attualmente di un buon grado di libertà di espressione, tuttavia la questione della separazione tra affari politici e religiosi rimane un tabù per la popolazione e per i leader. Finchè non è il presidente stesso a toccare l’argomento, in un suo intervento per l’inaugurazione di un monumento all’Islam Nusantara (lett. Islam nell’Arcipelago) a Sibolga, a nord dell’isola di Sumatra.

“Non mescoliamo la politica alla religione. Dovrebbero essere due cose separate, cosicché la popolazione possa avere ben chiaro cosa sia la politica e cosa sia la religione”, ha dichiarato il presidente Joko parlando della sua preoccupazione per le tensioni scatenatesi durante le elezioni locali. Joko Widodo ha poi elogiato la capacità della reggenza del Sud Tapanuli di mantenere la coesistenza pacifica tra i Batak e le altre etnie della provincia che professano fedi diverse. L’Indonesia ha più di 700 diversi gruppi etnici che professano diverse fedi religiose.

In molti hanno criticato l’appello del presidente accusandolo di aver manovrato le sue affermazioni per andare a favore del governatore di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama, accusato di blasfemia.

Il presidente e il suo team dovranno chiarire le sue affermazioni, ma secondo l’analisi del Jakarta Post, il vaso di pandora è ormai aperto. Il Jakarta Post è a favore delle dichiarazioni del presidente, sostenendo che è necessario evitare in Indonesia una politicizzazione della religione. I critici delle affermazioni presidenziali lo accusano di non aver compreso la filosofia di base dello stato indonesiano, la Pancasila, il cui primo principio è la fede in Dio.

I musulmani credono che l’Islam sia un modo di vivere che non prevede una separazione tra religione e politica, ma secondo l’analisi del Jakarta Post, l’Indonesia ha bisogno di un dibattito aperto per capire se mettere in atto una tale credenza in un paese multi-religioso sarebbe una buona strada verso il miglioramento della democrazia e per la gestione delle differenze oppure no.

Lo Indonesian Ulema Council (MUI) – il più importante consiglio musulmano del paese – ricorderà al presidente che ha già deliberato sostenendo che il “secolarismo, il pluralismo e il liberalismo” sono haram, ovvero proibiti. La delibera dello MUI – una fatwa – non è vincolante per il governo, eppure essa insieme alle voci di chi vorrebbe l’Islam formalizzato come legge di stato, sono riusciti a mettere a tacere il dibattito sulla separazione tra stato e religione.

Dalla prima elezione generale del 1955, le aspirazioni religiose hanno sempre avuto modo di essere espresse all’interno dei partiti politici basati su determinate credenze religiose. I partiti di religione islamica dovrebbero rappresentare la maggioranza della popolazione, eppure hanno finora fallito e non hanno ottenuto la maggioranza alle elezioni. Questo, secondo gli analisti del Jakarta Post, dovrebbe servire come lezione per comprendere che i leader dei partiti islamici dovrebbero effettuare dei cambiamenti.

Il Pancasila è il pensiero filosifico-politico su cui si basa il partito al governo dell’Indonesia, il Partai Demokrat. Il termine è di derivazione sanscrita e vuol dire “cinque principi”. Si tratta dei principi che guidano il lavoro del governo e ne fondando la costituzione. Il Pancasila è composto da: fede in un solo Dio, giustizia e civilizzazione, unità nazionale, democrazia e giustizia sociale. Il Pancasila è stato enunciato la prima volta dall’allora futuro presidente Sukarno, nel 1945. In seguito è stato incorporato nella costituzione dell’arcipelago unificato.

L’Indonesia è un paese laico a maggioranza islamica che rispetta la libertà di culto dei suoi cittadini. Una libertà limitata, però, a sei religioni ritenute da Sukarno basate sulla fede in un solo Dio, il primo dei principi del Pancasila. Le sei religioni sono: Islam, Cristianesimo (protestantesimo e cattolicesimo), Induismo, Buddismo e Confucianesimo. La diversità religiosa è stata, storicamente, causa di instabilità sociale in Indonesia soprattutto alla fine del regime del presidente Suharno, nel 2008. Da allora gli attentati e le azioni terroristiche da parte dei gruppi militanti islamisti si sono moltiplicati.

Rappresentazione grafica della dicotomia stato-religione. Fonte: The Nation

Rappresentazione grafica della dicotomia stato-religione. Fonte: The Nation

di Redazione

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