La Thailandia vuole regolamentare il buddismo

Pubblicato il 29 marzo 2017 alle 13:49 in Asia Thailandia

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La giunta militare al governo in Thailandia sta lavorando a una legge per regolamentare il buddismo. Si tratta di un tentativo di piegare al controllo militare il pilastro della società tailandese che è riuscito a mantenere una certa autonomia.

L’obiettivo del progetto di legge, il cui testo non è ancora stato reso pubblico, sarebbe quello di ridurre sostanzialmente l’importanza della voce del Consiglio Supremo Sangha, l’organo di governo del buddismo tailandese. Secondo una fonte governativa anonima, il progetto di legge comprenderebbe la creazione di un nuovo comitato che si occuperà delle politiche a “sostegno e a tutela del buddismo”, ma non entrerà nel merito delle pratiche religiose. Ai monaci scelti dal Consiglio Sangha spetterebbero solo 3 seggi sui 27 totali del nuovo comitato, mentre gli altri sarebbero suddivisi tra primo ministro, capo della polizia, ufficiali ed esperti del buddismo e rappresentanti di gruppi buddisti scelti dal primo ministro, secondo quanto riportato dalla fonte.

“La nuova legge non sostiene il buddismo, ma forza i monaci a obbedire e a piegarsi al governo statale, è inappropriato”, ha dichiarato Phra Metha Winairos, vice rettore della Mahamakut Buddhist University a Reuters, “una tale ingerenza dello stato declassa la religione”, ha concluso.

La proposta di legge nasce sullo sfondo di controversie in merito al buddismo, religione del 95% della popolazione della Thailandia e anche delle forze d’opposizione neutralizzate dal colpo di stato realizzato dall’esercito nel 2014. Il testo del progetto di legge sarebbe ora in fase di revisione ad opera del Consiglio Sangha, secondo quanto dichiarato dal National Office of Buddihism, ma nessun commento è stato finora rilasciato. “La nuova legge andrà a vantaggio dei monaci e aiuterà la diffusione del buddismo”, ha invece dichiarato Pongporn Pramsaneh, ex detective ora responsabile dell’ufficio governativo che si occupa degli affari buddisti.

Il potere del Consiglio Sangha sembra si stia indebolendo. Nel 2016 la giunta militare ha rifiutato di sostenere il candidato promosso dal Consiglio per il ruolo di nuovo Patriarca Supremo del Buddismo. Si trattava di un abate legato al tempio Dhammakaya coinvolto in uno scandalo che coinvolgeva machine di lusso. Il parlamento, i cui membri sono stati scelti dall’esercito, hanno permesso al re Maha Vajiralongkorn di effettuare la scelta del Patriarca Supremo. Il responsabile dell’ufficio per gli affari buddisti ha ribadito più volte che il progetto per la nuova legge non è legato a questo fatto né allo scandalo del tempio Dhammakaya. Il tempio ha rifiutato di consegnare il suo ex abate alle forze di polizia ed è accusato di simpatizzare per il movimento delle “maglie rosse” capeggiato dall’ex primo ministro Thaksin Shinawatra.

Se la nuova legge verrà approvata, “problemi come quelli del tempio di Dhammakaya verranno soppressi, così come i monaci che violano i codici monastici o che sfruttano la religione in modo erroneo”, ha dichiarato Paiboon Nititawan, ex consigliere della giunta che auspica una maggiore regolamentazione del buddismo.

Gli scandali religiosi non sono una novità in Thailandia, un paese on 40 mila templi e più di 300mila monaci. Spesso vi sono notizie di monaci coinvolti in scandali sessuali, problemi con le droghe o attività finanziarie improprie. Il comitato che il nuovo progetto di legge mira a creare dovrebbe regolamentare gli affari laici dei monaci, senza entrare nel merito delle pratiche religiose. Da un lato, tale comitato potrebbe aiutare il Consiglio Sangha ad affrontare alcune problematiche che persistono nel tempo, dall’altro, essendo dominato da funzionari governativi potrebbe diventare causa di abuso di potere. La nuova legge non prevede alcune misure per i controlli statali delle finanze dei templi. Una ricchezza che, secondo uno studio del 2014, ammonta a 3,5 miliardi di dollari donazione annue. Per entrare in vigore, il nuovo progetto di legge dovrà essere approvato dal gabinetto e dall’assemblea legislativa, per poi essere siglato anche dal re.

Tempio Dhammakaya, Thailandia. Fonte: Max Pixel

Tempio Dhammakaya, Thailandia. Fonte: Max Pixel

 

di Redazione

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