Hong Kong verso la scelta del nuovo governatore

Pubblicato il 25 marzo 2017 alle 7:10 in Asia Hong Kong

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Hong Kong si prepara al voto del nuovo Chief Executive e la candidata favorita da Pechino sembra la scelta più plausibile.

Le elezioni del governatore della provincia a statuto speciale di Hong Kong si terranno domenica 26 marzo, in un clima di tensione generale e con i movimenti pro-autonomia dell’isola pronti a scendere in piazza. La candidata favorita da Pechino, Carrie Lam, sembra avere ottime possibilità di vittoria. Se così fosse, le divisioni interne a Hong Kong diverrebbero ancor più forti.

L’isola di Hong Kong, oggi provincia a statuto speciale cinese, è stata colonia britannica fino al 1997, anno del “ritorno alla patria” sotto l’egida del principio “un paese, due sistemi” che avrebbe dovuto garantire all’isola il mantenimento di un certo grado di autonomia politica e il diritto di votare il suo governatore in modo democratico.

Si tratta di una promessa che Pechino non ha finora mantenuto, innescando più volte le proteste da parte dei cittadini di Hong Kong. Le manifestazioni di dissenso sfociate nella “rivoluzione degli ombrelli” del 2014 sono state dovute alla modifica della legge elettorale voluta da Pechino e alla mancata concessione del suffragio universale per l’elezione del governatore. A votare il nuovo Chief Executive di Hong Kong non sarà infatti l’intera popolazione dall’isola, ma solo un comitato composto da 1200 persone, per lo più lealisti del continente.

Carrie Lam è dunque la favorita sul suo principale avversario, John Tsang, che gode del sostegno della popolazione dell’isola – 7,3 milioni di persone – e che probabilmente porterà a casa un quarto dei voti totali. La vittoria di Carrie Lam – che diverrebbe la prima governatrice dell’isola affiancando Tsai Yingwen, prima presidente donna di Taiwan – preoccupa soprattutto la classe media di Hong Kong. I giovani e la classe media in generale, temono un’ulteriore restrizione della democrazia, maggiori divisioni politiche e promettono proteste e manifestazioni di dissenso se a diventare governatrice sarà Carrie Lam.

La classe media di Hong Kong e soprattutto le fasce più giovani della popolazione devono affrontare molti problemi, tra cui le sempre maggiori limitazioni all’autonomia e alla democrazia che arrivano da Pechino e i prezzi degli immobili che salgono alle stelle.

Le elezioni di quest’anno hanno visto per la prima volta una forte ingerenza da parte del governo centrale di Pechino che ha violato i principi base della legge costituzionale di Hong Kong che delinea i confini della sua parziale autonomia, secondo gli analisti dell’isola. Carrie Lam ha dichiarato che il suo primo obiettivo è quello di “unificare l’isola”, tuttavia in molti credono che otterrà l’effetto contrario – aumentando le divisioni interne – proprio a causa del forte sostegno che ha da Pechino.

Molti membri del comitato elettorale avrebbero incontrato ufficiali di Pechino o ricevuto loro telefonate che chiedevano di votare in una certa direzione, secondo Mark Pinkston uno dei fautori della campagna di Regina Ip, candidata già ritiratasi dalla corsa elettorale. Pinkston parla di “mano invisibile” di Pechino che sarebbe intenta a pilotare la scelta del nuovo governatore di Hong Kong.

Il responsabile del Liason Office del governo cinese ad Hong Kong, Zhang Xiaoming, si è limitato a negare le accuse di manipolazione delle elezioni da parte di Pechino.

In molti a Hong Kong temono che le elezioni del 2017 rappresentino la fine del principio “un paese, due sistemi” e segnino la strada verso “un paese, un sistema”, ponendo fine alla, seppur parziale, autonomia e democrazia dell’isola.

L’economia florida dell’hub finanziario asiatico risente delle tensioni politiche, secondo Li Ka-shing, uno degli imprenditori più ricchi di Hong Kong. Il governatore uscente pro governo centrale cinese, Leung Chun-ying, ha tenuto una linea molto dura contro i manifestanti durante le proteste del 2014, inviando le forze dell’ordine a sgombrare le strade. Secondo Li Ka-shing, questo tipo di eventi danneggiano l’economia dell’isola e se si vuole tornare alla crescita economica del passato è necessaria stabilità politica.

Negli ultimi vent’anni la crescita dell’economia da 264 miliardi di dollari di Hong Kong è diminuita sempre di più, attestandosi al 3,1% nel 2016, ben al di sotto della media del 5% degli ultimi quarant’anni.

Un altro grande problema che la popolazione di Hong Kong deve affrontare è il costo altissimo delle proprietà immobiliari, commerciali e residenziali, con costi al metro quadro a partire da 25 mila dollari.

La crescita economica in decelerazione, i costi sempre più elevati delle case hanno generato un sempre crescente senso di insoddisfazione nelle generazioni più giovani della città che auspicano un maggior grado di democrazia e una società più equa. In molti hanno già lasciato l’isola, mentre molti altri si battono e manifestano a favore dell’autonomia democratica dell’isola.

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Carrie Lam, la candidata favorita da Pechino al ruolo di governatore di Hong Kong. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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