Gli immigrati e l’Ungheria: il focus della settimana

Pubblicato il 21 marzo 2017 alle 6:29 in Approfondimenti Ungheria

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Nel 2016, l’Immigration and Asylum Office dell’Ungheria ha registrato l’arrivo di 216,172 migranti regolari entro i confini del paese.

Di questi, 29,392 individui, appartenenti a più di 11 nazionalità diverse, hanno presentato una richiesta di asilo; altri 154 hanno ricevuto lo status di rifugiati; 4,675 domande di asilo sono state respinte, mentre le restanti sono ancora in attesa. Delle 2,621 persone arrestate, la maggioranza era di nazionalità afghana, seguita da quella pakistana, marocchina, algerina e siriana. Le statistiche dell’Hungarian Helsinki Commetee, organizzazione che opera per la difesa dei diritti umani, mostrano che, sempre nel 2016, i migranti illegali che sono riusciti a entrare in Ungheria sono stati 19,162, mentre, entro il 10 febbraio 2017, altri 138 individui hanno varcato i confini del paese in modo irregolare.

Storicamente, l’Ungheria è sempre stato un paese di transito per i flussi migratori, sia regolari, sia irregolari. Grazie alla propria posizione geografica e all’appartenenza all’UE, lo Stato costituisce un punto strategico per raggiungere il cuore dell’Unione, insieme alla rotta balcanica, formata da Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia e Croazia. Nel corso degli anni, la lotta contro l’immigrazione illegale è divenuta la priorità principale di Budapest. Dal 2012, il numero di migranti irregolari è progressivamente aumentato, passando da soli 10,000 in quell’anno, a circa 26,061 nel 2013 e a 50,065 nel 2014. Secondo l’International Organization for Migration, l’Ungheria,  nel 2015, è stato il terzo Stato dell’Unione Europea, dopo la Grecia e la Croazia, ad accogliere il numero più alto di migranti irregolari, pari a 411,515.

La diminuzione vertiginosa registrata nel 2016, con soli 19,162 migranti irregolari, è stata dovuta alle politiche fortemente anti-migranti portate avanti dal primo ministro ungherese e capo del partito Fidesz, Victor Orbán, in carica dal 2010. Come si legge in un report relativo all’Ungheria, pubblicato dalla piattaforma Sustainable Governance Indicators, dal 2014, Orbán, per riconquistare il supporto popolare perso nel corso delle elezioni dell’aprile di quell’anno, ha lanciato una campagna ostile all’arrivo dei migranti, presentandosi come “protettore del paese” a fronte della crisi migratoria che stava investendo l’Europa. A tale proposito, il primo ministro, in un discorso tenuto il 25 agosto 2014, davanti ad un corpo diplomatico ungherese, promise di introdurre politiche interne molto dure per gestire l’emergenza dei flussi migratori. In un primo momento, Orbán ha mantenuto la distinzione tra “migranti provenienti da paesi membri dell’UE” e “migranti provenienti da paesi terzi”, ma, nella primavera del 2015, il primo ministro ha deciso di eliminarla, applicando le restrizioni indistintamente a tutti gli stranieri.

In linea con le proprie politiche, il primo ministro ungherese, il 22 luglio 2015, ha annunciato la costruzione di una barriera protettiva lungo i 175 chilometri di confine meridionale dell’Ungheria con la Serbia, per impedire ai migranti illegali di attraversare le frontiere. Due mesi dopo, il 17 settembre, Orbán ha ordinato la costruzione di una seconda barriera protettiva di 348 chilometri, lungo il confine ungherese con la Croazia. Successivamente, sono state istituite alcune “zone di transito” al confine con la Serbia, all’altezza di Tompa e Röszke, e al confine con la Croazia, all’altezza di Beremend e Letenye, rappresentate da una serie di containers dove vengono tutt’ora accolti gli individui in attesa di ricevere lo status di rifugiati. Prima della costruzione delle barriere, il numero medio di migranti che quotidianamente arrivavano in Ungheria era pari a 274. Successivamente, questi flussi sono stati ridotti, ma non completamente fermati.

 Il 22 settembre 2015, il Consiglio dell’UE, attraverso la Decisione (UE)2015/1601, ha stabilito il ricollocamento di 120.000 migranti dall’Italia e dalla Grecia negli altri paesi membri. La decisione è stata contrastata dal governo ungherese, il quale, poco dopo, ha reso noto che non avrebbe accettato le quote stabilite dall’UE, rifiutandosi di accogliere i migranti previsti dalle nuove misure di ricollocamento. Negli stessi giorni, il Parlamento ungherese ha autorizzato i soldati dell’esercito a utilizzare armi non letali, come proiettili di legno, lacrimogeni e dispositivi pirotecnici per gestire le situazioni di emergenza relative ai migranti, decisione condannata da Amnesty International, la quale ha emesso un comunicato contro l’Ungheria, accusandola di violare i diritti umani dei richiedenti asilo. In un bollettino pubblicato dal Polish Institute for International Affairs (PISM), si legge che la campagna anti-immigrati portata avanti dal primo ministro ungherese, oltre ad aver aumentato il livello di xenofobia in tutto il paese, è stata utilizzata come uno strumento per accrescere i consensi intorno ad Orbàn, in vista delle elezioni parlamentari previste per il 2018.

Nel febbraio 2016, insieme alla Slovacchia, le autorità ungheresi hanno presentato una mozione alla Corte di Giustizia europea per verificare la legittimità della decisione del Consiglio sul ricollocamento, definito dall’Ungheria una “redistribuzione forzata”, e hanno indetto un referendum sui migranti previsto nell’ottobre dello stesso anno. Nel tentativo di convincere gli elettori a votare contro la riforma dell’Unione Europea, il governo ungherese ha speso più di 20 milioni di euro per diffondere materiale propagandistico volto a incoraggiare sentimenti ostili all’immigrazione. Lo scorso ottobre, un video, pubblicato sul profilo Facebook di Orbàn, mostrava immagini false di ungheresi morti in violenti scontri causati dai profughi, dipinti come criminali che minacciano la sicurezza nazionale. Nonostante il 3 ottobre 2016, all’indomani del referendum, fosse emerso che il 98% degli ungheresi che sono andati a votare si è espresso in favore del rifiuto delle quote di ricollocamento dell’UE, l’affluenza alle urne si è rivelata troppo bassa. Il quorum era fissato al 50% dei votanti ma, dal momento che si è recato alle urne solo il 40,4% dei cittadini ungheresi aventi diritto al voto, la proposta non è passata.

Nel corso del gennaio 2017, circa 7,000 migranti, provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente, sono stati bloccati ai confini tra l’Ungheria e la Serbia e ammassati in accampamenti dove le condizioni di vita sono precarie, con temperature registrate fino a -22 gradi. Nonostante la situazione di emergenza, il governo ungherese ha continuato a tenere fede alle proprie politiche anti-migranti, accogliendo soltanto 20 individui al giorno entro i propri confini.

Il 7 marzo 2017, il Parlamento ungherese ha approvato una nuova legge sulla gestione dei migranti, la quale prevede che tutti i richiedenti asilo vengano trattenuti in appositi campi profughi lungo i confini meridionali del paese, per il tempo necessario all’esame delle richieste da parte del governo. La normativa precedente permetteva ai rifugiati di attraversare il paese per continuare il loro tragitto, senza dover essere costretti a aspettare in accampamenti. Con la nuova legge, invece, l’Ungheria tratterrà i rifugiati per un periodo massimo di 4 settimane, anche contro la loro volontà, infrangendo così le regole del diritto internazionale, le quali vietano di costringere obbligatoriamente i rifugiati in assenza di motivi circostanziali. Come giustificazione, il PM ungherese ha spiegato che “le nuove misure renderanno più sicuri i confini dell’Unione Europea”.

L’accaduto ha provocato le reazioni delle organizzazioni internazionali a difesa dei diritti umani e dei rifugiati. La UN Refugee Agency ha pubblicato un comunicato, in cui spiega che, oltre a violare il diritto internazionale, la nuova legge adottata dal Parlamento ungherese avrà un impatto terribile, soprattutto sui minori, i quali si trovano già in una condizione di grande sofferenza. L’8 marzo, Nils Muiznieks, commissario del Consiglio Europeo per i diritti umani, ha espresso serie preoccupazioni riguardo alle misure ungheresi, spiegando che potrebbero peggiorare la situazione dei richiedenti asilo, che è già estremamente problematica di per sé. Ad avviso del commissario, l’Ungheria dovrebbe elaborare opzioni alternative, evitando di detenere i migranti, in particolar modo i minori. E ancora, Gauri Van Gulik, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa, ha riferito che “i piani che prevedono la detenzione di persone vulnerabili dentro containers, dietro a recinzioni di filo spinato, persino per mesi, superano ogni limite”.

In risposta, il 13 marzo, l’ufficio del primo ministro ungherese ha pubblicato una comunicazione, in cui afferma che l’UE sta accusando l’Ungheria inutilmente, perché le recenti decisioni riguardanti l’immigrazione mirano solo a proteggere i confini del paese. Per di più, i governanti ungheresi vorrebbero un’Europa più forte, che continui a basarsi sulla diversità dei propri Stati membri, proteggendo la loro cultura e le loro comunità. L’ostilità di Orbán verso gli immigrati, dunque, non deriva soltanto da esigenze relative alla sicurezza nazionale, ma anche da una cultura politica timorosa dell’Islam.

La questione della violazione dei diritti umani da parte dell’Ungheria era stata sollevata prima dell’approvazione della legge del 7 marzo. Nel Country Reports on Human Rights Practices del Dipartimento di Stato americano, si legge che i migranti, giunti in Ungheria, sono stati oggetto di abusi e di trattamenti xenofobi. L’8 marzo, le squadre di Medici Senza Frontiere (MSF) che operano in Serbia hanno reso noto che un numero sempre maggiore di individui sta subendo violenze e trattamenti degradanti da parte delle autorità ungheresi. Dal gennaio 2016 al febbraio 2017, MSF ha soccorso 106 persone ferite dagli agenti delle pattuglie di confine ungheresi, di cui 22 minori. Secondo le testimonianze raccolte, la violenza si è intensificata nei mesi recenti. Tra il 21 ed il 22 febbraio, circa 240 migranti sono stati respinti ai confini ungheresi con la Serbia e, il giorno seguente, le cliniche di MSF a Belgrado sono state inondate da individui picchiati a sangue in cerca di cure mediche.

Il ministro degli interni ungherese ha smentito le accuse relative alla violazione dei diritti umani da parte degli agenti di sicurezza emettendo un comunicato in cui afferma che “non è vero che i migranti sono sottoposti a trattamenti disumani”.

A cura di Sofia Cecinini

Barriere anti-migranti lungo i confini ungheresi meridionali. Fonte: Wikimedia Commons

Barriere anti-migranti lungo i confini ungheresi meridionali. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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