Argentina: cresce la tensione tra governo e sindacati

Pubblicato il 17 marzo 2017 alle 7:42 in America Latina Argentina

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La contesa che oppone María Eugenia Vidal, governatrice della provincia di Buenos Aires, e i sindacati della scuola pubblica è considerata dal governo Macri la riedizione degli scontri che nel 1989 e nel 2001 costarono la presidenza ai radicali.

La questione dell’aumento dello stipendio dei maestri (+18% per il governo con eventuali modifiche in funzione dell’inflazione a fine anno, +35% per i sindacati) è oggetto dello scontro che oppone María Eugenia Vidal, governatrice di Buenos Aires, vicina al Presidente Macri, e i sindacati di categoria, peronisti e vicini alla ex Presidente Cristina Kirchner.

Lo sciopero proclamato dai sindacati della scuola pubblica della provincia di Buenos Aires dura ormai da due settimane, e né il governo provinciale né le organizzazioni dei lavoratori hanno intenzione di cedere. In un paese dove i sindacati, legati alle varie fazioni del peronismo fin dagli anni ’40, godono di enormi poteri, le famiglie dei 4 milioni di alunni rimasti senza lezioni sono divise e così il resto dell’opinione pubblica.

Il Presidente Macri e la governatrice Vidal. Fonte: Wikimdia commons

Il Presidente Macri e la governatrice Vidal. Fonte: Wikimdia commons

La autorità, provinciali e nazionali, considerano lo scontro una questione politica. L’inflazione prevista è del 20%, la richiesta di un aumento del 35% – assicurano fonti governative – è presentata ad arte per creare tensione. Il governo sostiene che dietro lo sciopero vi sia un tentativo di far cadere il Presidente Macri, come già accaduto con gli unici due presidenti non peronisti dal ritorno della democrazia nel 1983. Raúl Alfonsín e Fernando De la Rúa, entrambi radicali, lasciarono anzitempo il potere, rispettivamente nel 1989 e nel 2001, in seguito all’aumento delle tensioni sociali.

Il sostegno di Cristina Kirchner ai sindacati ha rafforzato i timori del governo. La ex Presidente ha paragonato le misure di María Eugenia Vidal a quelle prese dalla dittatura del generale Videla. Ci riportano a un periodo in cui chi la pensava diversamente dalle autorità veniva perseguitato – ha commentato la Kirchner.

La crescita economica molto inferiore alle aspettative del governo, l’avvicinarsi delle elezioni legislative e la lotta interna al peronismo per la leadership del movimento sono tra i motivi per cui né il leader sindacale Baradel né la governatrice Vidal sono disposti a scendere a compromessi. Lo scontro tra governo e sindacati, il primo dall’elezione di Macri che finora aveva seguito una strategia del consenso, è considerato sia da esponenti del governo che dall’opposizione il momento chiave della legislatura.

Macri non è De la Rúa, non lo conoscono – ha commentato un funzionario governativo – non lo vedranno fuggire in elicottero [De la Rúa lasciò il palazzo presidenziale in elicottero di notte dinanzi alla crisi economica che travolse il paese nel dicembre 2001, N.d.A.], Macri è duro e determinato, resisteremo e non gliela daremo vinta.

Con 16,8 milioni di abitanti la provincia di Buenos Aires è la più popolosa e la più ricca del paese. María Eugenia Vidal è la prima esponente di un partito non peronista a guidare la provincia sin dal 1987.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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