Vice Premier della Malesia: confermata l’identità del corpo di Kim Jong-nam

Pubblicato il 15 marzo 2017 alle 16:33 in Asia Malesia

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La Malesia ha confermato l’identità del corpo che si riteneva fosse di Kim Jong-nam – il fratellastro del leader maximo della Corea del Nord – grazie a un test del DNA di uno dei suoi figli, secondo quanto dichiarato dal Vice Primo Ministro della Malesia.

Kim Jong-nam, il fratellastro di Kim Jong-un, è stato ucciso venerdì 13 febbraio all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur con del gas nervino VX da due donne, secondo la ricostruzione della polizia della Malesia. La Corea del Nord, fino alla verifica del DNA, ha negato che il corpo fosse proprio di Kim Jong Nam perché la vittima aveva con sé un passaporto a nome di Kim Chol. La Corea del Sud e gli Stati Uniti sono convinti che sia stata Pyongyang ad orchestrare l’omidicio.

“Confermo di nuovo che si tratta di Kim Jong-nam, la mia dichiarazione si basa su un campione di DNA di suo figlio”, ha affermato il vice primo ministro Ahmad Zahid Hamidi di fronte ai giornalisti. Il vice premier non ha specificato come le autorità malesi abbiano ottenuto il DNA, che la Corea del Nord si era rifiutata di consegnare, né da quale dei figli della vittima provenga. Un’ulteriore verifica dell’identità dell’uomo era stata effettuata grazie a delle impronte digitali fornite dalle autorità del Giappone risalenti a un tentativo passato di Kim Jong-nam di entrare nel paese.

La famiglia di Kim Jong-nam viveva in esilio nella provincia cinese di Macao da diversi anni, sotto la protezione di Pechino. Kim Jong-nam aveva dichiarato pubblicamente il suo dissenso nei confronti del controllo totalitario della sua famiglia sulla Corea del Nord isolata e dotata di armi nucleari.

La scorsa settimana era apparso il video di un ragazzo ventenne che dichiarava essere Kim Han-sol, il figlio di Kim Jong-nam e che affermava di essere nascosto con sua madre e sua sorella. La famiglia di Kim Jong-nam è infatti svanita subito dopo l’omicidio.

La Malesia aveva confermato l’identità di Kim Jong-nam già lo scorso venerdì 10 marzo, ma solo ora ha aggiunto che la sicurezza deriva da un test del DNA. Il segreto mantenuto finora era “per garantire la sicurezza dei testimoni”, ha dichiarato il capo della polizia malese.

La polizia della Malesia sta cercando sette sospettati nordcoreani, oltre alle due donne già in stato di arresto. Il capo della polizia ha affermato di essere convinto che 3 dei sospettati si nascondano nell’ambasciata della Corea del Nord a Kuala Lumpur.

La morte di Kim Jong-nam ha avviato una fase di congelamento nei rapporti diplomatici tra Malesia e Corea del Nord. Quest’ultima pretendeva che il corpo del defunto venisse restituito senza che le autorità malesi conducessero indagini o autopsie. Di fronte al rifiuto di Kuala Lumpur, Pyongyang ha espulso l’ambasciatore della Malesia e vietato l’uscita dal paese ad altri 9 cittadini malesi presenti in Corea del Nord. Kuala Lumpur ha risposto con la stessa moneta, fermando nei confini nazionali tutti i cittadini nordcoreani. I colloqui per risolvere la situazione di stallo sono iniziati lunedì 13 marzo. Il vice premier Ahmad Zahid ha dichiarato ai giornalisti di essere ottimista in merito ai negoziati per il rientro in patria dei malesi bloccati a Pyongyang. Tra le opzioni ci sarebbe anche uno scambio tra i 9 malesi e i 7 sospettati per l’omicidio.

La Corea del Nord ha accusato la Malesia di condurre indagini per intromettersi negli affari del regime e ha ribadito più volte che Kim Jong-nam è morto per un attacco di cuore.

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Ahmad Zahid Hamidi, vice premier della Malesia. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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