Alta tensione Turchia-Paesi Bassi: Ankara chiede sanzioni internazionali contro L’Aia

Pubblicato il 13 marzo 2017 alle 19:05 in Medio Oriente Turchia

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Turchia e Paesi Bassi sono “ai ferri corti” dopo il rifiuto olandese di autorizzare l’ingresso nel proprio paese di alcuni autorevoli esponenti del governo turco, intenzionati a partecipare ai comizi elettorali organizzati in previsione del decisivo referendum costituzionale turco del 16 aprile 2017. Nei Paesi Bassi vivono circa 400.000 persone di origine turca, alcuni dei quali con doppia nazionalità. Ankara vuole procacciarsi ad ogni costo i voti dei turchi residenti in Europa, invitati a dire “sì” alla riforma costituzionale. In occasione delle elezioni parlamentari del 15 marzo 2017, anche gli olandesi sono in procinto di recarsi alle urne.

È la terza volta, dall’11 marzo, che la Turchia convoca ad Ankara l’incaricato d’affari olandese Daan Feddo Huisinga. Il governo turco pretende pubbliche scuse da parte del governo olandese, dopo il divieto imposto a Fatma Betül Sayan Kaya, Ministro turco della Famiglia, di entrare nel paese europeo per visitare il consolato turco e prendere parte alle manifestazioni elettorali pro-Ankara. La Turchia chiede al governo olandese di avviare un’inchiesta giudiziaria con riferimento al presunto uso sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza olandesi contro i manifestanti turchi radunatisi a Rotterdam nella giornata di ieri.

Bandiera della Turchia. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera della Turchia. Fonte: Wikimedia Commons

Secondo quanto riportato dal Ministero degli Affari Esteri dei Paesi Bassi, il 13 marzo Huisinga sarebbe stato convocato da Ankara. Il diplomatico olandese avrebbe ricevuto due note diplomatiche riguardanti le tensioni politico-diplomatiche recentemente sorte tra i due paesi.

Nella prima nota diplomatica, Ankara avrebbe richiesto al governo olandese di porgere pubbliche scuse alla Turchia per l’indegno trattamento riservato al Ministro Kaya, e ai diplomatici turchi che l’avevano accompagnato a Rotterdam lo scorso 11 marzo. La Turchia ritiene che l’azione intrapresa dal governo olandese sia in contrasto con la Convenzione del 1961 sulle missioni diplomatiche.

Nella seconda nota diplomatica, la Turchia avrebbe denunciato l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia olandese nei confronti dei manifestanti turchi e degli operatori della stampa presenti a Rotterdam il 12 marzo; inoltre, Ankara avrebbe richiesto l’avvio di indagini in merito agli scontri avvenuti a Rotterdam, rivendicando il diritto turco ad ottenere un risarcimento per quanto accaduto. Gli scontri di ieri, che hanno portato all’arresto di 12 persone, hanno causato il ferimento di un poliziotto olandese.

Mark Rutte, primo ministro olandese, non intende porgere le scuse ufficiali del suo governo per aver impedito l’ingresso nei Paesi Bassi al Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu e al Ministro Kaya.

Thorbjørn Jagland, Segretario generale del Consiglio d’Europa, chiede a entrambi i paesi di abbassare i toni al fine di instaurare il dialogo nonostante l’escalation della crisi. Il Consiglio d’Europa invita le parti coinvolte a rispettare la legislazione nazionale e, in particolare, la Convenzione Europea sui Diritti Umani, che detta la disciplina per quanto riguarda lo svolgimento di iniziative e campagne politiche all’interno dei paesi membri.

Mentre Francia e Germania condannano Ankara per aver usato il termine “nazista” nel descrivere i provvedimenti politici olandesi, l’Unione Europea avverte la Turchia di non ricorrere a “dichiarazioni eccessive” e di evitare azioni che possano minare il rapporto con la Germania e i Paesi Bassi.

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento nella Commissione Juncker, ribadiscono la necessità di mantenere la calma.

Jens Stoltenberg, Segretario generale della NATO, invita la Turchia e gli altri paesi membri della NATO ad allentare le tensioni.

La Russia sembra essere dello stesso avviso, come confermato dalle parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

di Redazione

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