Consiglio di Sicurezza ONU: Burundi non collabora per ristabilire la pace

Pubblicato il 11 marzo 2017 alle 7:19 in Africa Burundi

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Le autorità del Burundi hanno ridotto il loro impegno nella collaborazione con le Nazioni Unite per negoziare una soluzione pacifica alla crisi politica che il paese sta affrontando dal 2015.

La prima relazione sulla situazione in Burundi è stata presentata dal segretario generale delle Nazioni Unite il 9 marzo 2017.

Il conflitto in Burundi è scoppiato nell’aprile 2015 quando il presidente, Pierre Nkurunziza, ha deciso di non voler abbandonare il potere e proseguire con il terzo mandato presidenziale. Da quel momento sono scoppiate proteste da parte dell’opposizione politica e della società civile. Più di 600 persone sono state imprigionate e circa 200.000 si sono rifugiate nei paesi confinanti.

Jamal Benomar, il consigliere speciale della relazione, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che l’ONU ha tentato di impegnarsi con il governo del Burundi per supportare la popolazione nel trovare una soluzione pacifica per riportare la stabilità nel paese.

Benomar infatti ha dichiarato che: “ci siamo impegnati velocemente, abbiamo limitato le critiche e abbiamo incoraggiato, a piccoli passi, la creazione della fiducia tra le parti. Nonostante i nostri sforzi, ogni tentativo è stato bloccato dalle autorità del Burundi”.

Nei mesi scorsi il governo del Burundi ha deciso di ritirarsi dallo Statuto di Roma della Corte Criminale Internazionale, ha sospeso ogni collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e ha rifiutato ogni cooperazione con la Commissione d’inchiesta mandata dal Consiglio per i diritti umani. Le autorità hanno anche rinunciato a firmare con l’Unione Africana un documento che avrebbe permesso lo schieramento di militari esperti e osservatori umanitari per assistere il Burundi nel processo di pace.

Secondo la relazione delle Nazioni Unite, tutte queste azioni sono state recepite come una “violazione dei diritti umani” che consentono agli abusi di dilagare a livelli preoccupanti.

Il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, ha dichiarato alla fine di febbraio 2017 di voler rimanere al potere anche per il quarto mandato ed è intenzionato a riformare la costituzione. Secondo la relazione ONU, questa mossa porterebbe il paese sull’orlo di una crisi politica.

Le Nazioni Unite esortano il governo del Burundi ad adempiere ai suoi obblighi morali e alle responsabilità politiche per riportare il paese verso la pace. Benomar ha dichiarato che la popolazione critica l’isolazionismo, la violenza e la repressione perseguita dal governo.

Il Consiglio di Sicurezza ha inoltre offerto il proprio supporto all’ex presidente della Tanzania, Benjamin Mkapa, che si impegna nel facilitare i dialoghi tra il governo e l’opposizione in rispetto degli accordi di Arusha.

Jurg Lauber, il capo della commissione di pace in Burundi, visiterà il paese alla fine di marzo per ottenere maggiori informazioni riguardo la situazione e incontrerà il governo, le opposizioni e i rappresentanti della società civile. Lauber esorta la comunità internazionale a non abbandonare il Burundi poiché significherebbe sprecare gli sforzi fatti fino ad ora.

Presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza. Fonte: Wikimedia Commons.

Presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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