La NATO si riunisce a Monaco

Pubblicato il 8 marzo 2017 alle 12:24 in NATO

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Dal 17 al 19 febbraio, i leader della NATO si sono riuniti in occasione della Munich Security Conference per discutere sulle sfide future della sicurezza internazionale.

L’incontro ha dato l’opportunità ai leader europei di avvicinarsi alle politiche di difesa adottate dal nuovo presidente americano, Donald Trump, il quale aveva definito la NATO “obsoleta”, lasciando intendere che l’Unione Europea avesse poca importanza per gli interessi strategici degli USA. Nonostante l’atmosfera di tensione, il vicepresidente americano, Mike Pence, e il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, hanno confermato il loro sostegno all’alleanza.

Le relazioni transatlantiche sono attese da grandi sfide. Da una parte, la Russia sta allargando le proprie mire espansionistiche verso l’est Europa, in un periodo di grave crisi interna dell’UE; dall’altra parte, la nuova amministrazione USA si sta mostrando sempre meno disposta a sobbarcarsi la maggioranza delle spese per il mantenimento della NATO in Europa e chiede maggiori contributi ai paesi europei che non rispettano il budget di spesa promesso.

Jonathan Eya, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs, sostiene che l’America e l’Europa avrebbero bisogno di un approccio più ampio e maturo rispetto al principio della ripartizione degli oneri in seno alla NATO.

Ad avviso di Washington, gli Stati europei devono aumentare la spesa per la difesa. Questa idea era già chiara nel 2011, quando l’allora segretario della difesa americano, Robert Gates, affermò che, se i membri dell’UE non avessero incrementato i propri contributi finanziari, la NATO sarebbe andata incontro ad un “triste futuro”. Tre anni dopo, gli Stati dell’alleanza giurarono di aumentare le spese per la difesa, raggiungendo il 2% del proprio PIL entro il 2024. Tuttavia, fino ad oggi, soltanto l’Estonia, la Grecia, la Polonia ed il Regno Unito, sono riusciti ad arrivare a tale soglia.

Nonostante molti paesi europei si stiano impegnando, i loro settori della difesa non sono capaci di assorbire ingenti somme di denaro liquido in breve tempo, dal momento che gli ingressi finanziari più grandi impiegano anni prima di essere tradotti in output, comportando un grave limite temporale per la correzione del deficit della difesa, poco apprezzato da Washington. Prendendo in considerazione l’esempio della Germania, per raggiungere gli obiettivi di spesa fissati dalla NATO, Berlino dovrebbe alzare il budget annuale per la difesa a 65,8 miliardi di dollari, molto al di sopra dei 41,6 miliardi previsti per il 2020. Per autorizzare un aumento così grande e creare le infrastrutture capaci di assorbire l’espansione finanziaria, occorrerebbe un lasso di tempo troppo lungo. Ammesso che il Parlamento tedesco autorizzi un simile aumento di spesa, si presenterebbe poi il problema della ripartizione di tale spesa. Il caso della Grecia aiuta a capire quanto appena detto: nonostante impieghi il 2% del proprio PIL nel settore della difesa, spende la maggior parte dei soldi in manutenzione, stipendi e pensioni, piuttosto che nella costruzione di un vero esercito.

Sembra quindi evidente che, se l’amministrazione Trump continuerà a focalizzarsi troppo sulla ripartizione degli oneri, finirà per limitare l’efficienza dell’alleanza, inibendo lo sviluppo di sani rapporti di difesa tra gli USA e l’Europa. Come possibile soluzione, Eya propone un approccio più maturo e ampio in relazione alla ripartizione degli oneri.

In primo luogo, l’autore spiega che sarebbe necessario attuare definitivamente il NATO Enhanced Forward Presence Plan, un piano concordato al summit di Varsavia lo scorso luglio, con l’obiettivo di rafforzare la presenza della NATO nell’Europa dell’est attraverso il dispiegamento di battaglioni nei tre Stati baltici, in Polonia e in Romania. Nonostante diverse truppe statunitensi si siano posizionate nei paesi dell’est dall’inizio del 2017, non è chiaro se la loro presenza si rivelerà permanente, o se si limiteranno a visite saltuarie. Se i commando dovessero rimanere a tempo indeterminato, gli USA assicurerebbero la propria presenza militare nel continente europeo, invogliando i propri alleati a investire di più nelle truppe di terra.

In secondo luogo, gli USA dovrebbero rinnovare il proprio impegno nella European Reassurance Initiative (ERI), un programma dal valore di 3,4 miliardi di dollari, adottato nel 2014 dall’amministrazione Obama, sempre con l’obiettivo di rafforzare la presenza militare americana nell’est Europa, aumentando l’interoperabilità tra gli Stati Uniti e i nuovi membri della NATO.

Infine, ad avviso di Eya, l’antica struttura decisionale dell’alleanza dovrebbe essere rinnovata. Al momento, le decisioni vengono prese in tempi troppo lunghi e richiedono l’unanimità, anche in momenti di emergenza. Per di più, i governi dei paesi sembrano più interessati a esporre la propria posizione, piuttosto che a raggiungere un consenso. La Russia, minaccia principale della NATO, sfrutta la lentezza dei processi decisionali dell’alleanza, escogitando tattiche che prevedono esercitazioni a sorpresa lungo i confini con l’Europa, o il posizionamento di basi missilistiche in punti strategici, come a Iskander, nella regione di Kaliningrad, ai confini tra la Polonia e la Lituania, dove, il 9 ottobre 2016, sono stati dispiegati missili nucleari in grado di coprire un raggio di 700 chilometri. Per controbattere le tattiche russe, la NATO dovrebbe snellire la propria struttura organizzativa. Dal momento che il comandante militare supremo dell’alleanza è sempre un ufficiale statunitense, gli USA dovrebbero permettergli di muovere preventivamente le truppe entro i confini del territorio NATO ogni qualvolta i pianificatori della difesa lo ritengano necessario, in modo da controbattere prontamente alle mosse di Mosca.

A questo punto, sorge spontanea una domanda riguardante la gestione dei rapporti tra la NATO e la Russia. Nonostante Vladimir Putin stia facendo di tutto per interferire nella politica europea, l’amministrazione Trump ha espresso l’intenzione di collaborare con il leader russo, nonostante l’annessione illegale della Crimea del febbraio 2014 e il ruolo del Cremlino nella guerra civile in Ucraina. I leader europei, generalmente, non sono contrari al dialogo con Mosca, ma, allo stesso tempo, temono che la ricerca di distensione da parte di Trump possa portare ad un accordo tra le due superpotenze a discapito dell’Europa.

Eya ritiene che un problema di portata internazionale sia il fatto che, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sono guidati da un presidente che sembra ignorare il ruolo essenziale che i valori democratici hanno storicamente svolto nella creazione della NATO. Trump, conclude l’autore, sembra non attribuire la dovuta importanza alla minaccia che la Russia pone alla sicurezza dell’Europa.

Bandiera NATO. Fonte: Flickr

Bandiera NATO. Fonte: Flickr

di Redazione

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