Hong Kong pronta a scegliere il nuovo governatore

Pubblicato il 1 marzo 2017 alle 16:06 in Asia Hong Kong

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Due ex-ufficiali e un giudice in pensione sono i tre candidati pronti a competere per la leadership di Hong Kong. Si tratta di una posizione molto delicata, il governatore della regione speciale deve equilibrare le richieste del Partito Comunista della Cina Continentale con le ondate pro-indipendenza e pro-democrazia interne all’isola.

Il prossimo Chief Executive di Hong Kong, il governatore della regione a statuto speciale, sarà il 4° da quanto l’ex colonia britannica è tornata alla Cina, 20 anni fa, nel 1997.

Il passaggio di sovranità è stato condotto all’insegna del principio un Paese, due sistemi”. Un principio che garantisce all’isola le libertà liberali di cui godeva sotto il controllo del Regno Unito, un’ampia autonomia e un sistema giuridico separato. La transizione è stata delicata e gli abitanti di Hong Kong, al momento del ritorno dell’isola sotto la giurisdizione cinese, temevano la perdita delle libertà democratiche di cui godevano e un’aumentata intromissione da parte del governo centrale di Pechino negli affari locali.

Il principio “un Paese, due sistemi” viene percepito da molti abitanti di Hong Kong come una scusa per permettere alla Cina di interferire negli affari legali e nella libertà di parola sull’isola.

L’elezione del prossimo governatore, che rimarrà in carica per i prossimi cinque anni, è la prima dopo le proteste accese del 2014, note come “rivoluzione degli ombrelli”, che manifestavano lo scontento per la riforma elettorale approvata dal governo provinciale. La riforma prevede che il Chief Executive, capo del governo regionale, possa essere sì eletto a suffragio universale, ma che i candidati da presentare alle elezioni generali del 2017 vengano preventivamente selezionati dalle autorità di Pechino. Questa decisione, di fatto, riduce al minimo le possibilità dell’elezione di un candidato esponente dei gruppi pro-indipendenza dell’isola.

La fine della rivolta ha visto le forze governative cinesi ripulire le strade dai manifestanti e non concedere nulla ai manifestanti. Un tale epilogo è costato al Chief Executive in carica, Leung Chun-ying la sua popolarità, al punto che ha deciso di non ripresentarsi alle elezioni.

“Sono ben consapevole che la popolazione vuole che la società torni ad essere unita. Vogliono che torni ad esserci armonia sociale, in modo che Hong Kong possa affrontare tutte le questioni ancora aperte”, ha dichiarato ai giornalisti l’ex capo del servizio civile e candidata favorita alle elezioni, Carrie Lam.

Carrie Lam ha ottenuto il maggior numero di nomination, 580 su 1194, del comitato elettorale, per la maggior parte provenienti da lealisti del Continente. Se il suo nome venisse estratto, il 26 marzo, Lam sarebbe la prima governatrice della provincia, seguendo le orme della collega Tsai Ing-wen che nel 2016 è diventata la prima presidente donna di Taiwan. Carrie Lam sostenitrice della riforma elettorale che ha portato all’attuale Sistema di selezione dei candidati.

Gli altri due candidati che lotteranno contro Lam per la poltrona di governatore sono John Tsang, ex segretario per gli affari finanziari, il più popolare secondo i sondaggi, e Woo Kwok-hing, un giudice in pensione. I tre si sfidano per la leadership su di una città, una regione a statuto speciale, divisa tra lealisti, sostenitori della Cina continentale e i movimenti indipendentisti che vedono una ampia partecipazione soprattutto tra i giovani.

Il nuovo governatore di Hong Kong, probabilmente, giurerà davanti al presidente Xi Jinping in persona in occasione del 20esimo anniversario del ritorno dell’isola alla Cina, il 1 luglio 2017.

Il voto a pieno suffragio universale auspicato dalla legge base di Hong Kong è ben lontano dall’essere messo in atto, dal 1997. Vi è, invece, un comitato elettorale composto da 1194 membri che vota i candidati alla posizione di Chief Executive pre-selezionadoli e solo coloro che ottengono più di 150 voti dal comitato possono continuare la corsa. Il 26 marzo, dopo il ballottaggio tra i tre candidati rimasti, si conoscerà il nome del prossimo governatore della regione.

Carrie Lam risulta al momento la favorita e l’unica ad avere il pieno appoggio dal governo centrale di Pechino e dei grandi tycoon dell’isola, questo potrebbe però comportare uno svantaggio per la sua popolarità alle urne. Le sue dichiarazioni in merito a voler continuare le riforme politiche sull’isola, ma solo con l’approvazione di Pechino, ha fatto infuriare i democratici che non le hanno concesso neppure una nomination.

I voti dei democratici del comitato elettorale sono stati invece tutti per John Tsang, che ha ottenuto poco più dei 150 voti obbligatori per andare al ballottaggio.

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Carrie Lam, candidata per divenire la prima governatrice di Hong Kong, favorita di Pechino. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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