Usa, Corea del Sud e Giappone contro Pyongyang

Pubblicato il 28 febbraio 2017 alle 12:15 in Asia Corea del Nord

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Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone vogliono una migliore attuazione delle sanzioni internazionali contro il programma di armi nucleari e missili balistici della Corea del Nord. Questo è quanto è emerso dall’incontro tra i massimi ufficiali dei tre paesi tenutosi lunedì 27 febbraio.

Gli esperti delle Nazioni Unite sono in allerta per le continue violazioni delle sanzioni internazionali da parte di Pyongyang. Le sanzioni – che hanno avuto inizio nel 2006 dopo il primo test nucleare effettuato dalla Corea del Nord – sono state imposte sia dall’Onu che da singoli paesi come gli Usa, il Giappone, la Corea del Sud e dall’Unione Europea con la speranza di contenere lo sviluppo del potere nucleare e missilistico nordcoreano.

L’incontro trilaterale Usa-Giappone-Corea del Sud si è svolto nel Dipartimento di Stato a Washington proprio mentre uno dei diplomatici più eminenti della Repubblica Popolare Cinese era in visita alla Casa Bianca. Al meeting hanno preso parte il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, Joseph Yun, il diplomatico giapponese Kenji Kanasugi e il rappresentante speciale della Corea del Sud, Kim Hong-kyun.

Nel comunicato conclusivo dell’incontro, i tre hanno condannato il mancato rispetto delle sanzioni e chiesto “una maggiore pressione internazionale sul regime” auspicando che anche gli altri paesi alleati si muovano in modo efficace perché le risoluzioni Onu vengano rispettate. I tre paesi dichiarano anche di voler tagliare le fonti di finanziamento per il programma nucleare di Pyongyang, specialmente le attività illecite.

L’appello risulta rivolto maggiormente alla Cina, principale partner commerciale della Corea del Nord, accusata finora dall’amministrazione Trump di non aver fatto abbastanza per contenere la crescita del programma nucleare di Pyongyang e di preferire il negoziato a nuove sanzioni che potrebbero generare un’ondata migratoria verso il suo territorio.

L’annuncio di Pechino, nel mese di febbraio, dello stop alle importazioni di carbone dalla Corea del Nord per tutto il 2017 sembra essere un tentativo per mettere a tacere le critiche. L’Unione Europea ha intrapreso una politica simile restringendo ancora di più il commercio di carbone, ferro e le importazioni di metalli da Pyongyang.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto sei gruppi di sanzioni alla Corea del Nord dall’avvio del primo test atomico nel 2006. La prima risoluzione – numero 1718 – chiedeva a Pyongyang la cessazione dei test nucleari e proibiva le esportazioni di alcuni armamenti e beni di lusso. La seconda risoluzione 1874, del 2009, ampliava l’embargo di armi. La terza la numero 2087 del 2013 è stata approvata in seguito al lancio di un satellite con l’obiettivo di rafforzare le sanzioni precedenti e ribadendo il diritto degli altri paesi di sequestrare e distruggere i cargo sospetti di attività militare diretti verso Pyongyang. La risoluzione 2094 è stata approvata nello stesso anno, dopo il terzo test nucleare e imponeva sanzioni sui trasferimenti bancari chiudendo le porte del sistema finanziario internazionale ai nordcoreani. Le ultime due risoluzioni – 2270 e 2321 – sono state varate entrambe nel 2016, rispettivamente nel mese di marzo e di novembre. Le sanzioni prevedono il divieto di esportazione di metalli preziosi e rari (oro, titanio), di ferro e carbone, rame, nichel, zinco e argento.

Oltre alle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite, diversi paesi hanno varato sanzioni singole dirette al contenimento del programma nucleare della Corea del Nord, tra cui Usa, Corea del Sud e Giappone. Le sanzioni non hanno finora fermato l’avanzamento del programma di sviluppo di armi nucleari e di test di missili balistici del leader maximo di Pyongyang, Kim Yong-Un.

Bandiera della Corea del Nord, Fonte: Wikipedia Commons

Bandiera della Corea del Nord, Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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