Iran e Russia contro l’espansione missilistica statunitense

Pubblicato il 28 febbraio 2017 alle 14:33 in Iran Medio Oriente

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In un incontro di oggi, il capo esecutivo del Ministero degli esteri per gli affari politici e la sicurezza internazionale iraniana, Gholam-Hossein Dehqani e il direttore russo del Ministero degli esteri per la non proliferazione e il controllo degli armamenti, Mikhali Ulyanov, hanno definito l’espansione del sistema missilistico statunitense “inaccettabile” e pericoloso per la sicurezza nazionale dei due Paesi.
Ulyanov ha richiesto un rafforzamento della cooperazione fra Mosca e Teheran, che a suo dire condividono la stessa visione riguardo la risoluzione delle questioni di sicurezza globale.
Le critiche arrivano in risposta alle dichiarazioni di ieri del Presidente Donald Trump, il quale ha affermato di voler aumentare il budget destinato alle spese militari.
Il Presidente Americano ha definito “storico” l’incremento del budget per la difesa, incontrando tuttavia l’opposizione dei Repubblicani in Congresso, i quali nonostante l’approvazione del piano, XQgAEWO7PAERlZAldsNRH8uh41SCB5Quvorrebbero ulteriori fondi destinati all’armamento.
Nonostante la promessa della Casa Bianca di un incremento del 10%, John McCain, il presidente del Consiglio di amministrazione della Commissione per le forze armate, ha affermato che il reale aumento sarà “di un mero 3%” rispetto al budget previsto dall’ex amministrazione Obama, la quale aveva lasciato il settore militare “ridotto e impreparato nel caso di una minaccia alla sicurezza statunitense”.
Durante la Conferenza sull’Economia dell’Iran di ieri, il vice ministro degli esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha affermato che l’amministrazione Trump rispetterà l’accordo nucleare, ufficialmente conosciuto come “Piano di Azione Congiunta Globale” (JCPOA), grazie all’appoggio che gli Stati Europei hanno dimostrato nei confronti della Repubblica Islamica.
A suo avviso “il dissenso internazionale verso la nazione iraniana”, si sarebbe trasformato dopo la firma del JCPOA, in un “dissenso nei confronti del Presidente Donald Trump” il quale ha più volte affermato di voler rinegoziare ovvero recedere dal trattato.
In questo modo secondo Araqi, il quale è stato coinvolto in prima persona nella stesura del testo del JCPOA, se gli Stati Uniti violassero l’accordo nucleare, sarebbero i primi a subire un danno.
Il JCPOA è un accordo internazionale che regola lo sviluppo del programma nucleare iraniano, frutto del compromesso raggiunto fra l’Iran, i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’Unione Europea, è entrato in vigore il 14 luglio 2015 a Vienna.

di Redazione

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