Hamas deve scegliere tra Egitto e Iran

Pubblicato il 24 febbraio 2017 alle 17:28 in Medio Oriente Palestina

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Il leader uscente del movimento di Hamas, Ismail Haniyeh, ha consigliato al suo successore, Yahya Sinwar, di rafforzare le relazioni con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

Il 21 Febbraio, è avvenuto il passaggio di poteri tra Ismail Haniyeh e il suo successore alla guida di Hamas  a Gaza, Yahya Sinwar. Haniyeh resterà vicecapo dell’ufficio politico del movimento, ma dovrebbe essere promosso, sostituendo Khaled Meshaal come capo dell’ufficio presidenziale, dopo le elezioni del Consiglio della Shura, organo supremo dell’organizzazione. Un membro di Hamas, parlando in condizione di anonimato, ha dichiarato ad Al Monitor che il processo elettorale si concluderà presto e che Haniyeh otterrà la carica di leader del movimento.

In occasione del passaggio di poteri, Haniyeh ha aggiornato Sinwar sui colloqui sostenuti nel mese di gennaio con Khaled Fawzy, capo dei servizi segreti egiziani. Il suo consiglio parrebbe quello di rafforzare le relazioni con l’Egitto. Secondo Haniyeh, intrattenere buoni rapporti con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, è la chiave per la sopravvivenza della leadership di Hamas.

Al Monitor riporta che il 30 gennaio l’Egitto aveva presentato all’ex leader di Hamas una serie richieste. Una di queste prevede l’impegno dei palestinesi a consegnare i sospettati di attacchi terroristici contro le forze egiziane nella penisola del Sinai e che si nascondono a Gaza. Si tratta, in alcuni casi, di attivisti di Hamas, la cui estradizione potrebbe trovare l’opposizione del braccio armato dell’organizzazione, Izz ad-Din al-Qassam.

Il giorno del passaggio di consegne tra Haniyeh e Sinwar, tutte le fazioni palestinesi, ad eccezione di Fatah, si sono riunite a Teheran per la Conferenza Internazionale sull’Intifada Palestinese. Il leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, ha aperto la sesta riunione annuale, dichiarando: “Il supporto al movimento di resistenza è di vitale importanza”. Con supporto si intende appoggio finanziario, equipaggiamento militare e formazione, nonché tutela da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. L’osservazione di Khamenei può avere molteplici interpretazioni. Una potrebbe essere che l’Iran, che aveva recentemente ridimensionato il proprio supporto ad Hamas a causa delle posizioni contrastanti in merito alla guerra civile in Siria, ritorni a sostenere l’organizzazione, a patto che quest’ultima continui a combattere “l’occupazione israeliana”.

Negli ultimi tempi, le relazioni tra Egitto e Hamas hanno scatenato un acceso dibattito all’interno dell’organizzazione. É dubbio se sia preferibile per Hamas contare sul sostegno di Teheran o optare per l’appoggio di Arabia Saudita e Qatar, e così facendo, indirettamente ottenere sostegno politico dall’Egitto. Su questo tema non possono esserci compromessi.

Sinwar, eletto capo di Hamas a Gaza il 3 febbraio, fu detenuto prima nel 1982 per attività sovversive, poi nel 1985 e infine nel 1988, con l’accusa di aver ucciso due soldati israeliani. Nel 2011, dopo 22 anni di prigionia in Israele, fu rilasciato in cambio della liberazione del soldato israeliano, Gilad Shalit. Dal 2012, è diventato membro dell’ufficio politico, curando i rapporti con l’ala militare del suo movimento, le brigate Ezzedin al-Qassam.

Abdel Fattah al-Sisi, presidente egiziano. Fonte: en.kremilin.ru

Abdel Fattah al-Sisi, presidente egiziano. Fonte: en.kremilin.ru

di Redazione

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