Il governo del Burundi non si presenterà al tavolo di pace

Pubblicato il 16 febbraio 2017 alle 16:30 in Africa Burundi

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Il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, ha dichiarato che non si presenterà ai colloqui di pace che si terranno dal 16 al 18 febbraio ad Arusha in Tanzania. Tuttavia, l’opposizione di governo ha confermato la sua partecipazione.

I colloqui di pace in Tanzania hanno lo scopo di trovare un’intesa tra il presidente e l’opposizione di governo CNARED, la quale si oppone alla candidatura del presidente Nkurunziza, il quale, in caso di vittoria, si troverebbe a ricoprire per la terza volta il ruolo di presidente. Secondo l’opposizione, una simile eventualità rappresenterebbe una violazione della clausola del buon governo inserita nella carta costituzionale scaturita dagli accordi di pace di Arusha stipulati nell’agosto del 2000.

La crisi politica è scaturita nell’aprile 2015 in seguito all’annuncio del presidente Nkurunziza di volersi candidare per la terza volta.

Gli accordi di Arusha sono stati promossi dall’ex-presidente della Tanzania, Julius Nyerere, e Nelson Mandela, l’allora presidente del Sud Africa, con l’intento di fermare il genocidio in Rwanda e le guerra etnica in Burundi durata 12 anni dal 1993 al 2005. Gli accordi prevedevano alcune misure per promuovere la pace duratura tra cui il rispetto dello stato di diritto, il buon governo e la democrazia.

Il Consiglio Nazionale per il rispetto dell’accordo di Arusha per la pace e la riconciliazione in Burundi e dello stato di diritto (CNARED) è un gruppo politico di opposizione, composto da tutti i partiti politici e le organizzazioni della società civile che contestano la candidatura del presidente Nkurunziza alle prossime elezioni. Obiettivo principale del CNARED è promuovere il rispetto degli accordi di Arusha.

Il portavoce del governo, Phillipe Nzobonariba, ha dichiarato che il presidente non si presenterà agli accordi di pace poiché sono state riscontrate “irregolarità nell’organizzazione dell’incontro”. Il portavoce ha aggiunto che uno dei motivi del rifiuto è l’invito a partecipare rivolto a un esponente delle Nazioni Unite, Benomar Jamal. I motivi della contestazione non sono stati dichiarati ufficialmente, tuttavia, alcuni esponenti di governo ritengono che le Nazioni Unite avrebbero pregiudizi nei loro confronti, a causa delle denunce di alcune organizzazioni per i diritti umani che hanno accusato le forze governative di avere commesso gravi abusi contro i civili.

In Burundi sono scoppiate violente proteste dopo l’annuncio del presidente di volersi ricandidare. Uccisioni, rapimenti, aggressioni e omicidi hanno costretto più di 380.000 persone a cercare rifugio nei paesi vicini. Il maggior numero di rifugiati si trova in Tanzania. Il governo del Burundi ha rifiutato l’aiuto internazionale dell’ONU.

La guerra civile in Burundi è scoppiata nel 1993 tra le due fazioni tribali, gli Hutu e i Tutsi, per la conquista del potere. Il conflitto si è concluso dopo l’entrata in carica di Pierre Nkurunziza come presidente del Burundi nell’agosto 2005.

Presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza. Fonte: Wikimedia Commons.

Presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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