Odebrecht: la tangentopoli latinoamericana

Pubblicato il 15 febbraio 2017 alle 18:27 in America Latina Brasile

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La trama di corruttele e appoggi politici dell’impresa brasiliana scuote la classe politica dell’intera America Latina.

La ditta Odebrecht era la più grande azienda latinoamericana nel mondo dell’edilizia e delle infrastrutture con sedi in 28 paesi e 168.000 impiegati, quando, nel giugno 2015, il presidente Marcelo Odebrecht  fu arrestato perché coinvolto nello scandalo Petrobras.

L’azienda petrolifera statale Petrobras avrebbe gonfiato i contratti per la costruzione di infrastrutture petrolifere al fine di finanziare la campagna elettorale del Partido dos Trabalhadores, al governo in Brasile dal 2003, e di altri partiti politici brasiliani. Nello scandalo furono coinvolte le maggiori imprese della BTP, l’associazione delle aziende edili brasiliane, tra cui la Odebrecht.

L’arresto di Marcelo Odebrecht portò all’interdizione dell’impresa dalla partecipazione ad appalti pubblici. L’imprenditore decise allora di confessare in cambio di uno sconto di pena (da 19 a 9 anni di carcere) e della riammissione della Odebrecht alle gare d’appalto. L’impresa accettò, inoltre, di pagare 3,5 miliardi di dollari di multa ai governi di Brasile, Stati Uniti e Svizzera.

La confessione di Marcelo Odebrecht ha scoperchiato la più grande trama di corruzione della storia dell’America Latina ed ha coinvolto, finora, i governi di dieci paesi. L’impresa aveva un vero e proprio “dipartimento tangenti” tramite il quale si aggiudicava contratti pubblici in tutto il continente.

Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Odebrecht avrebbe pagato tangenti per 349 milioni di dollari in Brasile, 98 in Venezuela, 92 nella Repubblica dominicana, 59 a Panama, 35 in Argentina, 33,5 in Ecuador, 29 in Perù, 18 in Guatemala, 11 in Colombia e 10,5 in Messico. Si tratta di cifre parziali, essendo le confessioni di Odebrecht e di altri 70 dirigenti dell’azienda ancora coperte da segreto istruttorio in Brasile.

La presidente del paese, Dilma Rousseff, coinvolta indirettamente nello scandalo, è stata deposta tramite procedura di impeachment il 31 agosto 2016. Il predecessore della Rousseff, Luiz Inácio “Lula” da Silva è indagato e lo scorso marzo la procura ne ha chiesto l’arresto. La stampa brasiliana riporta fonti che assicurano che anche l’attuale presidente Michel Temer e il ministro degli esteri José Serra sarebbero coinvolti nella trama tangentizia assieme ad uomini dei loro partiti, il Partito del movimento democratico brasiliano (PMDB) e il Partito socialdemocratico (PSDB).

In Colombia lo scandalo ha toccato, martedì 8 febbraio, il presidente Juan Manuel Santos. La procura generale di Bogotà avrebbe reso noto che parte degli 11 milioni di dollari di tangenti sarebbero stati utilizzati per finanziare la campagna elettorale del Presidente nel 2014. Il giorno successivo la procura ha corretto il tiro, assicurando che si tratta per il momento della confessione di un ex senatore ancora non confermata. Lo stesso Santos, difeso dall’intero governo colombiano, ha chiesto che si indaghi a fondo e che si faccia luce al più presto.

In Perù è stato spiccato un mandato d’arresto contro l’ex presidente Alejandro Toledo, di cui il governo peruviano ha chiesto l’estradizione agli Stati Uniti. Toledo è accusato di aver ricevuto 20 milioni di dollari per facilitare la costruzione della Interoceánica Sur, l’autostrada che unisce Perù e Brasile. Oltre a Toledo, altri due ex presidenti, Ollanta Humala e Alán García, sono coinvolti nello scandalo. Il primo avrebbe ricevuto 3 milioni per finanziare la campagna elettorale. Il secondo è coinvolto con Jorge Cuba, ministro delle comunicazioni del suo governo arrestato il 31 gennaio scorso, nelle tangenti legate alla costruzione della metropolitana di Lima. Il presidente Pedro Pablo Kuczynski aveva, inoltre, la scorsa settimana bloccato i lavori del Gasdotto del Sud perché l’impresa costruttrice, legata alla Odebrecht, non era più in grado di portare a termine l’opera.

In Argentina l’azienda brasiliana avrebbe pagato 80.000 pesos, circa 5.000 dollari, all’impresa della ex presidente Cristina Fernández de Kirchner. Nello scandalo sarebbero stati coinvolti anche il defunto ex presidente Néstor Kirchner e altri familiari della coppia presidenziale. Anche l’attuale governo di Mauricio Macri è stato toccato dallo scandalo. Il capo dell’intelligence argentina, Gustavo Arribas, ha ammesso di aver ricevuto 600.000 dollari dalla Odebrecht. Secondo la stampa argentina anche il cugino del presidente, Ángelo Calcaterra, sarebbe coinvolto nella trama.

In Messico le tangenti riguarderebbero la Pemex, l’azienda petrolifera controllata dallo stato. In Venezuela la Odebrecht avrebbe pagato funzionari governativi e dirigenti delle imprese di stato al fine di aggiudicarsi contratti pubblici, il governo di Caracas, tuttavia, non ha intrapreso azioni giudiziarie. In Ecuador la ditta brasiliana avrebbe versato tangenti a funzionari governativi nell’arco di quasi un decennio, dal 2007 al 2016. La procura generale ecuadoregna ha chiesto alle autorità giudiziarie spagnole e statunitensi di collaborare alle indagini.

La Repubblica dominicana ha comminato alla Odebrecht una multa a titolo di risarcimento di 184 milioni di dollari per le tangenti pagate dall’azienda ad alti funzionari governativi tra il 2001 e il 2014. La ditta brasiliana si è impegnata a pagare in 8 anni. Il paese caraibico è l’unico, oltre al Brasile, ad aver raggiunto un accordo con l’impresa, che potrà dunque continuare a lavorare alle opere pubbliche dominicane. Anche Panama dovrebbe chiudere a breve un accordo simile per 59 milioni di dollari di risarcimento.

Traduzione dallo spagnolo e dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

Il logo della Odebrecht. Fonte: Wikimedia Commons

Il logo della Odebrecht. Fonte: Wikimedia Commons

 

di Redazione

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