La Malesia invia aiuti umanitari ai Rohingya

Pubblicato il 3 febbraio 2017 alle 13:30 in Asia Malesia

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 Il primo ministro della Malesia, Najib Razak, ha inviato una nave di rifornimenti alimentari e di emergenza per aiutare i profughi di etnia Rohingya.

 

Il dolore dei Rohingya non verrà più ignorato, ha dichiarato il PM della Malesia. “Sentiamo la sofferenza di coloro che sono stati violentati, uccisi o bruciati vivi”, ha affermato Najib Razak.

La nave di aiuti umanitari è stata organizzata dai gruppi per i diritti umani dei musulmani della Malesia con il supporto di alcune organizzazioni interne al Myanmar ed è destinata ad attraccare al porto di Yangon, il più grande del Myanmar, il 9 febbraio, per poi proseguire verso il porto di Teknaf, in Bangladesh. Il governo del Myanmar non ha permesso l’attracco della nave nella capitale dello stato di Rakhine, Sittwe, come richiesto dagli organizzatori degli aiuti. Kuala Lumpur ha anche richiesto che gli aiuti vengano divisi in modo equo tra le comunità musulmane e buddiste della regione.  “Speriamo che ci permettano almeno di visitare Sittwe e di distribuire gli aiuti direttamente”, ha commentato il capo della missione umanitaria, Abdul Azeez Abdul.

 

Kuala Lumpur critica da mesi il trattamento che il governo del Myanmar – paese a maggioranza buddista – ha riservato alla minoranza etnica musulmana Rohingya e chiede al governo birmano di sospendere l’offensiva dell’esercito. Le operazioni nello stato settentrionale di Rahkine sono state avviate nell’ottobre del 2016, in seguito all’uccisione di nove ufficiali di polizia in servizio al confine con il Bangladesh, per la quale sono accusati  i militanti islamisti Rohingya. Dall’avvio della campagna militare, sono stati 86 i morti e più di 66.000 i profughi fuggiti verso il Bangladesh nel tentativo di evitare le violenze e le esecuzioni sommarie di cui l’esercito birmano è accusato.

Il governo del Myanmar, guidato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, nega le accuse di abusi, violenza e violazioni dei diritti umani dei Rohingya da parte dell’esercito. Secondo il governo birmano, la questione dei Rohingya è una questione da risolvere a livello interno.

 

La Malesia ha chiesto all’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) di coordinare gli aiuti e di indagare sulle atrocità contro i Rohingya di cui l’esercito birmano è accusato. Accogliere una tale richiesta vorrebbe dire, per l’ASEAN, rompere la tradizione sancita dai paesi membri di non interferenza negli affari interni dei singoli paesi. Il primo ministro malese Najib Razak ha organizzato un incontro con i rappresentati della Organisation of Islamic Cooperation a gennaio per discutere l’emergenza Rohingya e ha chiesto anche ai paesi a maggioranza islamica che la compongono di intervenire per mettere fine a quella che ha definito “una tragedia umanitaria”.

La crisi dei Rohingya potrebbe condurre ad un’attivazione dei gruppi estremisti islamici in aiuto della minoranza etnica, secondo gli ufficiali dell’anti-terrorismo della Malesia. Un intervento diretto dell’Isis non è escluso, così come si teme che i Rohingya stessi potrebbero unirsi alle fila dello Stato Islamico nel quale potrebbero trovare un senso di appartenenza di cui sono privi da generazioni.

I Rohingya in Myanmar sono stati sottoposti a discriminazioni per decenni. Vengono considerati immigrati illegali provenienti dal Bangladesh e godono di diritti limitati, che non comprendono il diritto all’istruzione o l’accesso ai servizi sanitari. Le violenze che vanno avanti nello stato di Rakhine dall’ottobre 2016 sono le più efferate dagli scontri del 2012 in cui persero la vita centinaia di persone.

 

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

di Redazione

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