La NATO in Europa: il focus della settimana

Pubblicato il 3 febbraio 2017 alle 8:00 in Approfondimenti NATO

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La NATO sta rafforzando la propria presenza nell’Europa centrale e dell’est.

Dall’inizio del 2017, truppe della NATO sono arrivate nei paesi dell’Europa centrale e dell’est, posizionandosi ai confini con la Russia e fornendo supporto militare agli Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), ma anche a Polonia, Norvegia, Slovacchia, Montenegro e Romania. Per comprendere il rinnovato protagonismo della NATO, è necessario tornare indietro alla crisi della Crimea del marzo 2014.

Fin dallo scoppio del conflitto russo-ucraino nel febbraio 2014, la NATO si è schierata in favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, condannando l’annessione della Crimea da parte della Russia. Il primo aprile 2014, la NATO ha deciso di sospendere ogni cooperazione civile e militare con Mosca, lasciando aperti solo alcuni canali di comunicazione politici e militari. Fondata nel 1949 dai principali Stati occidentali per fronteggiare la minaccia dell’Unione Sovietica, la NATO si basa su un principio fondamentale contenuto nell’articolo 5 del trattato, secondo cui ogni attacco subito da un paese membro deve essere considerato un attacco contro tutta l’alleanza, la quale ha il dovere di intervenire per rispondere in modo coordinato e unitario. Gli eventi del 2014 in Ucraina sono stati percepiti dalla NATO come comportamenti aggressivi e provocatori da parte della Russia, contro un paese che si trova ai confini dell’area sotto la protezione dell’alleanza, ma che tuttavia non fa parte della NATO.

Intanto, il 17 marzo del 2014, i paesi dell’Unione Europea, insieme a Stati Uniti e Canada, hanno imposto sanzioni finanziarie e bandi sui visti contro 21 ufficiali russi coinvolti nella crisi di Crimea. Due giorni dopo, si è aggiunta l’Australia, imponendo a sua volta “sanzioni finanziarie e divieti di viaggio contro gli individui coinvolti nella minaccia russa alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina”, seguita poi nel corso di aprile da Albania, Islanda, Montenegro e Ucraina e Norvegia, le quali hanno imposto lo stesso tipo di sanzioni contro Mosca. Successivamente, in agosto, il Giappone ha deciso di “congelare i beni degli individui e dei gruppi sostenitori della separazione della Crimea dall’Ucraina” e di limitare le importazioni dalla Crimea. Infine, la Svizzera ha imposto sanzioni simili a quelle dell’Unione Europea.

In una scheda informativa del Consiglio europeo rilasciata il 29 aprile 2014, si legge che “le sanzioni non sono punitive, ma designate a  cambiare le attività e le politiche della Russia” e includono: un embargo sulle armi, il congelamento dei beni e un bando sui visti e documenti di viaggio. In risposta, la Russia ha bandito le importazioni di cibo dai Paesi occidentali.

In occasione del vertice NATO del 5 settembre 2014 in Galles, i ministri della difesa dei 28 Stati membri dell’alleanza hanno istituito il Readiness Action Plan (RAP), un pacchetto di misure per rispondere al mutato contesto di sicurezza nei territori dell’est Europa. L’obiettivo del piano è quello di rafforzare la difesa e di scoraggiare possibili aggressioni contro gli Stati dell’Europa centrale e dell’est. A tal proposito, la NATO ha deciso di stabilire 8 piccoli quartier generali chiamati Force Integration Units (NFIUs), in Bulgaria, Paesi baltici, Polonia, Romania e Slovacchia. I NFIUs non sono basi militari, ma costituiscono un link vitale per facilitare il rapido dispiegamento delle forze dell’alleanza nei paesi dell’Europa centrale e dell’est, così da fornire un supporto più efficiente e veloce.

Nel corso del tempo sono nati nuovi motivi di scontro tra la Russia e la NATO.

Uno di questi è stato, ed è tutt’ora, il supporto della Russia ai separatisti ucraini. Dall’inizio della guerra dell’Ucraina orientale nell’aprile 2014, i paesi occidentali hanno accusato Mosca di supportare i separatisti ucraini filo-russi, fornendo loro armi ed equipaggiamento militare, alimentando così gli scontri e l’instabilità della regione. Dall’altra parte, la Russia non ha mai ammesso il proprio coinvolgimento diretto negli scontri, dichiarando che i russi che stanno combattendo con i separatisti sono soltanto dei “volontari”.

La Russia ha anche continuato a rafforzare le proprie capacità nucleari, alimentando le paure degli stati confinanti riguardo a possibili aggressioni da parte di Mosca. Il 16 giugno 2015, il presidente russo Vladimir Putin ha reso noto che la Russia avrebbe messo in servizio 40 nuovi missili balistici intercontinentali, entro la fine dell’anno.

Un altro motivo di tensioni tra Mosca e i paesi della NATO è costituito dal conflitto in Siria. La Russia è schierata, insieme all’Iran e alle milizie sciite libanesi di Hezbollah, a favore del regime di Bassar al-Assad. USA, Turchia Arabia Saudita e Qatar supportano invece i ribelli. Fin dall’inizio del conflitto nel 2011, anche i paesi della NATO si sono schierati a favore dei ribelli siriani. Questa situazione ha creato uno scontro indiretto tra la Russia e i paesi dell’alleanza. Dal 2015, Mosca ha ordinato l’inizio dei bombardamenti in Siria che ha causato la morte di numerosi civili e le condanne del blocco occidentale. Secondo le stime effettuate dal Syrian Network for Human Rights, dei 16,913 civili uccisi nel conflitto siriano durante il 2016, 3,967 persone sono morte a causa delle bombe russe, contro i 537 uccisi dal fuoco della coalizione internazionale.

Infine, un ulteriore motivo di scontro tra i membri della NATO e la Russia è stato determinato, nell’ottobre 2016, dal passaggio nel Mediterraneo della flotta navale russa guidata dalla Kuznecov, unica portaerei di Mosca, diretta verso le coste siriane in supporto ad Assad.

Il summit NATO di Varsavia, tenutosi il 7-8-9 luglio 2016, ha segnato l’entrata in vigore del Readiness Action Plan e degli NFIUs. Nell’occasione, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che l’alleanza avrebbe dispiegato quattro battaglioni di combattimento multinazionali nei tre Stati baltici e in Polonia, e che avrebbe trasformato la brigata presente in Romania in una brigata internazionale per rafforzare la presenza della NATO nella parte sud-est dell’alleanza. Stoltenberg ha inoltre specificato che tali decisioni non mirano a creare tensioni con la Russia ma, al contrario, la NATO vuole mantenere un dialogo costruttivo con Mosca, aiutando allo stesso tempo i propri membri ed i propri partner a diventare più forti per mantenere la stabilità nella regione.

La Russia, ostile alle decisioni della NATO, ha promesso che ci sarebbero state conseguenze. Il 9 ottobre 2016, Mosca ha posizionato i missili nucleari Iskander nella regione di Kaliningrad, ai confini tra la Polonia e la Lituania. I missili in questione possono coprire un raggio di 700 chilometri e raggiungere quindi Berlino. Nonostante la Russia abbia dichiarato di non voler minacciare nessuno, la mossa ha fatto allarmare la Polonia e la Lituania, le quali hanno cominciato a monitorare la situazione.

In linea con le decisioni prese al Summit di Varsavia, il 4 gennaio 2017, truppe delle forze speciali americane si sono posizionate al confine tra gli Stati baltici e la Russia, mentre il 12 gennaio, 3,500 soldati americani, insieme a 80 carri armati e a centinaia di veicoli blindati, sono entrati in Polonia attraversando il confine tedesco nei pressi di Olszyna, a sud-ovest del paese. L’arrivo dei militari e dell’equipaggiamento fa parte della NATO’s Operation Atlantic Resolve, operazione lanciata nell’aprile del 2014 dal presidente americano, Barak Obama, per tenere sotto controllo le tensioni scaturite nella regione a causa dell’annessione russa della Crimea. Nonostante gli Stati Uniti e gli altri alleati occidentali abbiano effettuato esercitazioni presso il fianco orientale dell’Europa negli anni passati, il dispiegamento delle truppe americane in Polonia costituisce la prima distribuzione militare nella regione da parte di un membro della NATO.

Quattro giorni dopo, 330 Marines sono arrivati in Norvegia a bordo di un aereo militare americano per unirsi ad un battaglione presso Vaernes, nell’area centrale del paese. Le autorità norvegesi hanno dichiarato che l’arrivo dei soldati fa parte di un accordo bilaterale stretto con gli USA nel settembre 2016 dal segretario della difesa americano Ashton Carter e dalla controparte norvegese Ine Eriksen Soeide. Il patto raggiunto è in linea con la Black Sea Rotational Force, un’attività di cooperazione annuale multilaterale nel campo della sicurezza tra il corpo dei Marines americani e gli Stati partner del Mar Nero, dei Balcani e della regione del Caucaso, il cui principale obiettivo è quello di rafforzare le capacità militari collettive, promuovere la stabilità della regione e stabilire relazioni durevoli tra le nazioni alleate. La Norvegia, uno dei membri fondatori della NATO, considera gli USA il proprio alleato principale. Ha inviato decine di soldati a sostegno della missione in Afghanistan e fa parte della coalizione statunitense che combatte l’ISIS.

Il 24 gennaio 2017, la NATO ha inaugurato un piccolo quartier generale in Slovacchia, mentre il giorno seguente truppe dell’alleanza tedesche e belga sono arrivate in Lituania per aumentare la sicurezza al confine con la Russia. Ufficiali tedeschi sono atterrati a Vilnius per coordinare l’operazione, mentre più di 100 soldati belgi e 50 veicoli militari sono arrivati presso il porto di Klaipeda, a 37 miglia dalla base russa di Kaliningrad, dove Mosca ha posizionato i missili Iskander nel mese di ottobre.

Il 26 gennaio 2017, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha tenuto una conferenza stampa con il primo ministro montenegrino, Duško Marković, per ringraziare il Montenegro del supporto offerto all’alleanza nella missione in Afghanistan. Non a caso, il piccolo Stato della penisola balcanica sta completando la procedura per divenire il 29esimo membro della NATO.

Infine, il 31 gennaio 2017, Stoltenberg ha accolto il presidente della Bulgaria, Rumen Radev, presso il quartier generale della NATO. Nell’occasione, il segretario generale ha ringraziato il leader bulgaro per il supporto offerto all’alleanza nelle missioni in Kosovo, Afghanistan e per fornire navi alla flotta della NATO nel Mar Nero.

La Russia non è contenta di quanto sta accadendo. Il 14 gennaio, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riferito ai giornalisti che Mosca vede il dispiegamento delle truppe NATO nei paesi dell’Europa dell’est come una minaccia ai propri interessi e alla propria sicurezza.

A cura di Sofia Cecinini

Bandiera della NATO. Fonte: Wikipedia

Bandiera della NATO. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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