Accordo Trans-Pacifico: l’Australia guarda alla Cina

Pubblicato il 25 gennaio 2017 alle 12:30 in Asia Australia

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L’Australia considera un nuovo blocco multilaterale post-TPP che includa la Cina. Questa la dichiarazione del PM di Melbourne a poche ore di distanza dall’ufficializzazione dell’uscita degli Usa dal Partenariato Trans-Pacifico.

Il presidente degli Stati Uniti ha ufficializzato la retrocessione del suo paese dall’accordo per il libero scambio commerciale Trans-Pacifico, il TPP (Trans-Pacific Partnership free trade agreement), martedì 24 gennaio. L’accordo era stato siglato da 12 paesi dell’area del Pacifico, Cina esclusa, nel febbraio 2016. Il TPP era in attesa della ratifica ufficiale degli stati membri e puntava a migliorare l’interscambio economico tra gli stati, creando una sorta di area a regime doganale semplificato e ridotto simile, in una certa misura, al mercato unico europeo.

L’Australia era tra i paesi firmatari dell’accordo e ora, dopo l’uscita degli Usa, sta valutando la creazione di un blocco commerciale multilaterale che includa Pechino al posto di Washington. Una tale nuova configurazione delle alleanze commerciali potrebbe esasperare le tensioni sulle isole contese del Mar Cinese Meridionale che la Cina rivendica come proprie, ma che non lo sono secondo un arbitrato internazionale del luglio 2015. L’Australia finirebbe esattamente tra incudine e martello nel possibile confronto tra Usa e Cina. Se gli Stati Uniti chiedessero il supporto di Melbourne contro la Cina, questa si troverebbe a dover scegliere tra il suo alleato storico e il suo partner economico più importante.

Il primo ministro dell’Australia, Malcolm Turnbull, ha suggerito che la Cina potrebbe sostituire gli Stati Uniti così da rendere possibile un accordo alternativo al TPP. La Cina, la seconda economia del mondo, ha tutto il potenziale per unirsi al blocco multilaterale, ha affermato Turnbull. Il ministro del commercio australiano, Steve Ciobo, ha aggiunto che il Partenariato Trans-Pacifico era, di base, predisposto per ampliare il numero dei paesi membri. L’Indonesia ha già mostrato interesse ad unirsi al gruppo e sicuramente ora c’è spazio anche per la Cina in un nuovo equilibrio che il ministro australiano ha definito “12 meno 1”.

Il suggerimento del PM dell’Australia è giunto direttamente a Pechino dove la portavoce del Ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha risposto alle domande dei giornalisti sul TPP, ma è stata evasiva in merito al possibile ingresso della Cina nell’accordo multilaterale modificato.

La Cina vuole collaborare con tutti i paesi della regione del Pacifico per la creazione di rapporti sempre più costruttivi e trasparenti mirati all’instaurazione di un’area di libero scambio regionale. “Siamo pronti a considerare con tutti paesi interessati le necessità dello sviluppo regionale. Lo faremo mantenendo un atteggiamento di apertura, inclusione e trasparenza e promuoveremo la creazione di un’area economica dell’Asia-Pacifico unita”, ha dichiarato Hua Chunying. Parole che rispettano il ruolo di leadership nell’economia globalizzata che la Cina sta creando per se stessa attraverso gli interventi dei suoi leader ai grandi simposi internazionali: il vertice G20 di Hangzhou, quello Apec di Lima e ancora il World Economic Forum di Davos.

La portavoce di Pechino ha ribadito la necessità, nel quadro dell’economia internazionale, di continuare la cooperazione e lo sviluppo dell’Asia-Pacifico. I leader dell’APEC hanno già promosso l’iniziativa di creare una zona di libero scambio per la regione e la Cina intende promuovere lo sviluppo di questo processo.

L’ingresso della Cina in un TPP rivisto segnerebbe un importante svolta nell’equilibrio della regione del Pacifico. Secondo alcuni analisti, l’accordo era nato proprio per limitare l’influenza di Pechino nell’area e controbilanciarne la crescita esponenziale. Un’alternativa ad un TPP modificato potrebbe essere la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) sponsorizzata da Pechino stessa. La RCEP riunisce 6 dei paesi membri del TPP, ma include anche la Cina, l’India e la Corea del Sud ed esclude gli Stati Uniti.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Malcolm Turnbull, Primo Ministro dell'Australia. Fonte: Wikipedia Commons

Malcolm Turnbull, Primo Ministro dell’Australia. Fonte: Wikipedia Commons

 

di Redazione

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