Cina e Usa: il futuro dei rapporti bilaterali

Pubblicato il 24 gennaio 2017 alle 12:30 in Asia Cina

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La Casa Bianca difenderà gli “interessi internazionali” nel Mar Cinese Meridionale e che il commercio deve essere “una strada a doppio senso”. Queste le dichiarazioni del segretario per la stampa del presidente Donald Trump, Sean Spicer, durante la sua prima conferenza stampa di routine, lunedì 23 gennaio.

Le affermazioni di Spicer sono giunte in risposta a una domanda dei giornalisti in merito alle precedenti dichiarazioni di Rex Tillerson, il candidato segretario di stato di Trump, sulla volontà di vietare l’accesso alla Cina alle isole delle acque contese del Mar Cinese Meridionale.

“Ci assicureremo di proteggere i nostri interessi in quella zona. Se quelle isole sono, effettivamente, in acque internazionali e non in quelle della Cina, faremo in modo di difendere gli interessi internazionali perché non vengano sopraffatti da un solo paese”, ha dichiarato Spicer.

La Cina rivendica la sovranità di gran parte del Mar Cinese Meridionale. Si tratta di una zona molto densa di rotte nautiche, ogni anno vi transitano oltre 5 trilioni di dollari di merci. Un arbitrato internazionale nel 2015, in seguito a una disputa sollevata dal precedente governo delle Filippine, ha definito illegittime le rivendicazioni di Pechino. La Cina non ha accettato il risultato dell’arbitrato e ha continuato ad installare armamenti sugli isolotti. La precedente amministrazione Usa, guidata da Barack Obama, aveva mantenuto una posizione neutrale sulla questione della sovranità delle isole, chiedendo che la disputa venisse risolta in base al diritto internazionale.

Spicer ha anche ripreso la posizione dell’attuale governo in merito all’interscambio commerciale con la Cina. Secondo Trump, gli attuali regolamenti favoriscono le esportazioni della Cina verso gli Usa e creano perdita di posti di lavoro nel suo paese. Spicer ha sottolineato come l’accesso al grande mercato cinese sia importante per le aziende americane, ma che il governo attuale non accetterà di proseguire in base alle norme commerciali attuali. “In molti casi, il commercio bilaterale non segue una strada a due corsie, come dovrebbe essere”, ha sottolineato Spicer. Secondo il Segretario per la stampa, le aziende cinesi hanno accesso facilitato al mercato degli Stati Uniti, mentre quelle americane faticano a ottenere servizi finanziari o bancari in Cina e a tutelare i loro diritti sulla proprietà intellettuale.

Da Pechino, la portavoce del Ministero degli Esteri della Cina Hua Chunying ha ribattuto alle dichiarazioni americane chiarendo la posizione cinese e le aspettative in merito al futuro dei rapporti bilaterali sino-americani.

La Cina, come ha affermato il presidente Xi Jinping al vertice di Davos, intende costruire un “destino comune” con gli altri paesi del mondo, sullo sfondo della globalizzazione, dell’integrazione economica e dell’interdipendenza, dove nessun paese può avere successo isolato. Secondo Pechino, l’interscambio bilaterale con gli Usa è caratterizzato da un mutuo vantaggio sostanziale. I rapporti commerciali bilaterali, nel corso degli ultimi 40 anni, hanno creato un sistema di compenetrazione e fusione tra i due sistemi economici. L’interscambio con la Cina e gli investimenti cinesi, nel solo 2015, hanno creato 2,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti e contribuito alla crescita economica del paese con 216 miliardi di dollari, 1,2% del Pil. In queste condizioni, iniziare una guerra del commercio significherebbe creare un conflitto da cui nessun paese uscirebbe vincitore.

Cina e Usa dovrebbero, al contrario, lavorare insieme per ampliare la cooperazione economico-commerciale basandosi sui principi di rispetto reciproco e trattamento paritario e favorire la concorrenza leale.

In merito agli sviluppi futuri dei rapporti bilaterali, Hua Chunying ha ribadito che una relazione bilaterale stabile e sana non può che far bene a tutti e due i paesi e al mondo intero. La Cina e gli Usa hanno molti interessi in comune, ma su diversi punti sono in disaccordo. È necessario, dunque, un dialogo costruttivo per superare le divisioni rispettando le questioni che uno o l’altro paese ritiene delicate. Pechino è pronta a collaborare con la nuova amministrazione Usa, purché questa si dimostri disponibile a rispettarne l’integrità territoriale, il che vuol dire, rispettare il principio “una sola Cina”.

Dal giuramento di Trump, lo scorso venerdì 20 gennaio, in Cina sono in molti ad analizzare e prevedere il futuro dei rapporti bilaterali sino-americani.

Il vice presidente del China Center for International Economic Exchanges (CCIEE) ritiene che ci sarà un rallentamento nei rapporti bilaterali e nell’interscambio nella prima fase dell’amministrazione Trump, ma che nel breve e lungo periodo si avrà un’accelerazione. Non esclude, persino, la creazione di una zona di libero scambio sino-americana con nuovi accordi commerciali. Il vice direttore del China Institute of Contemporary International Relations, Yuan Pengze, crede che ci saranno contraddizioni e conflitti tra Usa e Cina, ma che quest’ultima, facendo forza sulle sue potenzialità di sviluppo interne e sulla sempre maggiore influenza di cui gode a livello internazionale, avrà modo di creare un nuovo inquadramento per i rapporti bilaterali. Il prof. Yuan Pengze guarda al futuro con un approccio cauto, razionale, ma tutto sommato ottimista.

Ding Yifang, ricercatore presso l’Institute of World Development del Development Research Center che lavora sotto l’egida diretta del Consiglio di Stato cinese, prevede tensioni nei rapporti bilaterali, ma non crede che si assisterà a un vero e proprio deragliamento. Il prof. Ding Yifang è convinto che ci sarà una sostanziale differenza tra le promesse elettorali e la pratica politica del nuovo presidente degli Usa e che la Casa Bianca non si avventurerà in azioni diplomatiche ad effetto prima di aver risolto le problematiche interne al suo paese.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

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Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

di Redazione

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