Il Giappone e il futuro del Partenariato Trans-Pacifico

Pubblicato il 23 gennaio 2017 alle 14:24 in Asia Giappone

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’accordo TPP per il libero scambio e il Partenariato Trans-Pacifico è in pericolo, l’amministrazione Trump non intende ratificarlo, il Giappone vuole persuaderla della sua importanza.

L’alleanza tra Giappone e Stati Uniti dovrà essere sempre più forte, spero di incontrare il presidente Trump il prima possibile, ha dichiarato il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe durante una sessione plenaria del parlamento.

È importante convincere la nuova amministrazione degli Stati Uniti a portare avanti l’accordo di libero scambio TPP (Trans-Pacific Partnership free trade agreement), ha affermato Shinzo Abe. Si tratta di un accordo che Trump ha più volte criticato durante la sua campagna elettorale, definendolo dannoso per l’economia degli Usa.

Ci sono poche possibilità che Abe riesca a convincere Trump a non retrocedere dall’accordo. Dopo l’inaugurazione del nuovo governo è già stata diffusa una dichiarazione in merito all’uscita degli Usa dal TPP, parte integrante della politica di Trump che vuole mettere al primo posto i lavoratori e le imprese americane.

Il segretario del più importante partito d’opposizione del Giappone, il Partito Democratico, ha chiesto ad Abe di chiarire quale sarà la risposta del Giappone se la retrocessione degli Usa dall’accordo diverrà ufficiale. Lo stesso primo ministro nipponico aveva, in passato, dichiarato che il TPP sarebbe stato privo di senso senza la partecipazione degli Stati Uniti.

“Continuerò a cercare di far comprendere al presidente Trump l’importanza economica e strategica dell’accordo”, ha ribattuto il PM Abe.

Shinzo Abe aveva incontrato Trump nello scorso novembre 2016 e lo aveva definito un “leader degno di fiducia”, la sua opinione, ha dichiarato, non è mutata.

Il TPP è un accordo di libero scambio siglato da 12 Paesi dell’area del Pacifico – Cina esclusa – nel febbraio 2016, in seguito a sette anni di negoziati. I 12 Paesi membri, che insieme rappresentano il 40% dell’economia mondiale, sono: Usa, Giappone, Malesia, Vietnam, Singapore, Brunei, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Mexico, Cile e Perù. L’accordo attende ora di essere ratificato. Perché il TPP entri in vigore è necessaria la ratifica da parte di almeno 6 Paesi che contino per l’85% dell’output economico del gruppo intero, entro il 2018. Perché questa condizione venga soddisfatta è indispensabile la ratifica di Giappone e Usa.

Il TPP ha l’obiettivo di rafforzare e sviluppare ulteriormente gli scambi economici tra i Paesi membri riducendo i dazi e creando un’area di libero scambio tra i paesi del Pacifico paragonabile al mercato libero europeo. I paesi membri auspicano anche una maggiore sinergia tra le politiche e i regolamenti economici.

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva dato grande importanza all’accordo considerandolo una priorità. La linea della nuova amministrazione Trump è completamente opposta e il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo appare inevitabile. In molti sperano che il TPP non venga ratificato, prima tra tutti, la Cina, la grande esclusa dell’accordo. Secondo alcuni critici il TPP avrebbe proprio l’obiettivo inespresso di contenere il gigante asiatico e la sua crescente influenza nell’area del Pacifico. Se l’accordo non verrà ratificato, sicuramente la Cina ne sarà avvantaggiata.

Foto di gruppo dei leader dei Paesi membri del TPP in occasione della sigla dell'accordo, febbraio 2016. Fonte: Wikipedia Commons

Foto di gruppo dei leader dei Paesi membri del TPP in occasione della sigla dell’accordo, febbraio 2016. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.