Piano Condor: 8 ergastoli, l’Uruguay “defraudato”

Pubblicato il 20 gennaio 2017 alle 10:30 in America Latina Uruguay

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“Siamo molto amareggiati” assicura il vicepresidente uruguaiano Sendic, a Roma per la sentenza, e annulla la conferenza stampa.

La Corte d’Assise di Roma, chiamata a giudicare 32 imputati di differente nazionalità per la morte di 23 cittadini italiani nel quadro della cosiddetta “Operazione Condor”, ha emesso 8 condanne all’ergastolo, tutte in contumacia, e 19 assoluzioni. Cinque imputati, frattanto, erano deceduti.

Gli imputati erano importanti membri delle giunte militari che negli anni ’70 hanno retto Argentina, Uruguay, Brasile, Cile, Bolivia, Paraguay e Perù. Tra i condannati, tutti in contumacia, due ex presidenti: Luis García Meza della Bolivia e Francisco Morales Bermúdez del Perù.

Su 19 assoluzioni, 13 riguardano cittadini dell’Uruguay e in particolare Jorge Néstor Troccoli, detto “el torturador”, unico presente in aula. Troccoli si è rifugiato in Italia nel 1990 grazie al doppio passaporto, evitando la giustizia del suo paese.

La sentenza, emessa dal giudice Evelina Canale, ha “defraudato” l’Uruguay – ha affermato il vicepresidente Raoul Sendic, presente a Roma a capo di una delegazione. L’unico condannato uruguagio è l’ex ministro degli esteri Juan Carlos Blanco.

Valuteremo la situazione con i familiari delle vittime – ha assicurato Sendic – e decideremo come muoverci. Ad accompagnare il vicepresidente, a Roma c’erano rappresentanti delle associazioni delle famiglie dei desaparecidos, dell’Istituto Nazionale per i Diritti Umani, dell’ufficio del Difensore Civico e del sindacato PIT-CNT.

A differenza degli altri paesi, che hanno tenuto un profilo defilato, il governo di Montevideo ha preso attivamente parte al processo, come testimonia l’alto profilo della delegazione presente a Roma. L’Argentina, ad esempio, non ha neanche notificato l’atto ai suoi imputati, asserendo che sarebbero stati giudicati in patria. L’Italia si era vista riconoscere il diritto di giudicare i responsabili dell’operazione considerata la doppia cittadinanza di alcuni dei desaparecidos.

Con il nome di “Operazione Condor” è conosciuta la collaborazione e la coordinazione tra le dittature della regione per perseguire e reprimere i dissidenti ovunque si trovassero. Ideatore dell’operazione è considerato Manuel Contreras, capo della DINA, la polizia segreta del Cile di Pinochet. Il ritrovamento in Paraguay dei cosiddetti “Archivi del Terrore” ha permesso di valutare i risultati dell’operazione: 50.000 morti, 30.000 desaparecidos, 400.000 arresti.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

I responsabili dell'Operazione Condor in un fotomontaggio. Fonte: paraguaymipais.ar

I responsabili dell’Operazione Condor in un fotomontaggio. Fonte: paraguaymipais.ar

di Redazione

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