Il Bahrein e la Turchia: il focus della settimana

Pubblicato il 19 gennaio 2017 alle 8:00 in Approfondimenti Bahrein

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Il Bahrein si sta avvicinando sempre di più alla Turchia. Si tratta di un’iniziativa diplomatica che ha richiamato l’attenzione degli osservatori, come Giorgio Cafiero, autore di un articolo apparso su al-Monitor.

Dopo la diffusione di un filmato dell’ISIS, che mostrava l’assassinio di due soldati turchi a nord della Siria, gli ufficiali del Bahrein hanno condannato il crimine, esprimendo la propria solidarietà al governo turco. Le autorità del Bahrein hanno due preoccupazioni principali. La prima riguarda la presenza di movimenti jihadisti sul proprio territorio. La seconda ha a che vedere con i tentativi dell’Iran di destabilizzare il paese, fornendo sostegno ai movimenti sciiti che vorrebbero rovesciare la monarchia. Il Bahrein è infatti un paese a maggioranza sciita governato da una monarchia sunnita.

Da quando il partito turco Justice and Development (AKP) è salito al potere, quattordici anni fa, i legami tra Ankara e i membri del Gulf Cooperation Council (GCC) hanno conosciuto un progressivo miglioramento. Nel 2003, agli albori dell’invasione americana in Iraq, i paesi del GCC e la Turchia mostrarono un’intesa manifestando il loro comune interesse verso l’integrità territoriale dell’Iraq. L’Arabia Saudita, in collaborazione con la Turchia, presentò un piano che mirava a convincere Saddam Hussein ad aprire le porte dell’Iraq agli ispettori delle Nazioni Unite, così da evitare il conflitto. Nel corso degli anni, l’AKP ha alleggerito le restrizioni sui visti, ha istituito consigli di cooperazione strategica e ha firmato diversi accordi commerciali con i paesi del Golfo Persico, che hanno espresso la propria riconoscenza verso l’atteggiamento amichevole della Turchia.

Erdogan ha apprezzato la solidarietà ricevuta dai paesi del GCC dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. Per compiacere la Turchia, il Bahrein e gli altri paesi del Golfo Persico, hanno inserito il movimento di Fethullah Gulen nella lista dei movimenti terroristici, come Erdogan aveva richiesto. Il re del Bahrein, Hahmad bin Isa Al Khalifa, è stato il primo leader arabo a visitare la Turchia dopo il fallito colpo di stato. L’incontro, avvenuto ad agosto, ha consentito di firmare numerosi accordi nel campo dell’aviazione, della cultura, dell’educazione, del diritto e dello sport.  In ottobre, il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha incontrato le controparti dei paesi membri del GCC in Arabia Saudita. Ne è scaturito un comunicato congiunto per denunciare i bombardamenti contro la città di Aleppo, in Siria. In tal modo, la Turchia e i paesi del Golfo Persico hanno dimostrato di essere uniti nella condanna del regime di Bassar al-Assad.

Il 2017 sarà un anno decisivo nella lotta contro l’ISIS che rischia di perdere Mosul in Iraq e, successivamente, Raqqa in Siria. Lo Stato Islamico potrebbe scagliarsi verso nuovi bersagli regionali per dimostrare la propria vitalità nonostante la perdita delle sue roccaforti più importanti. Il Bahrein, conosciuto per essere la monarchia più occidentalizzata del Golfo Persico, è un obiettivo sensibile alla propaganda dell’ISIS. Nel corso di dicembre 2016, l’ISIS ha incalzato i propri seguaci ad attaccare il Bahrein, in occasione della visita del Segretario della Difesa americano, Ashton Carter. Nel video di esortazione, i terroristi chiedono ai propri sostenitori di colpire la Quinta Flotta della Marina americana e i cittadini sciiti del Bahrein. Rende noto altresì che l’ISIS intende realizzare diverse operazioni nel corso del 2017 contro le monarchie del Golfo.

La Turchia è impegnata nell’Operation Euphrates Shield dal luglio 2015 per combattere l’ISIS in Siria e il PKK nel nord dell’Iraq. Dal momento che i jihadisti dello Stato Islamico continuano a uccidere centinaia di cittadini turchi, il Bahrein e la Turchia hanno un interesse comune a condividere le attività di intelligence per fronteggiare la minaccia jihadista.

Manama teme inoltre che il terrorista Turki al-Binali, originario del Bahrein, possa prendere il posto di Abu Bakr al-Baghdadi come leader dell’ISIS, risvegliando la passione jihadista di molti giovani del Bahrein. Al-Binali, capo religioso dell’ISIS, è considerato un terrorista dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite. Nel 2015 è stato privato della cittadinanza del Bahrein. Le autorità americane sostengono che il militante stia reclutando foreign fighters nei paesi del Golfo Persico.

Le autorità del Bahrein sono convinte che l’Iran svolga una continua azione destabilizzante. Gli ufficiali di Manama, come le proprie controparti di Riyad, vedono nella politica espansiva dell’Iran una minaccia esistenziale. I leader di Teheran spesso usano una retorica tagliente contro la famiglia Khalifa, che considerano illegittima, e fanno rivendicazioni territoriali sul Bahrein. Alcuni leaders iraniani considerano il Bahrein la quattordicesima provincia dell’Iran. Tali rivendicazioni erano state abbandonate dallo scià di Persia nel 1970. Insomma, Manama accusa continuamente Teheran di supportare gruppi sciiti sovversivi all’interno del paese per abbattere il regime esistente e instaurare un governo filo-iraniano.

La Turchia non teme l’Iran allo stesso modo. Al contrario, Ankara ha rafforzato i propri rapporti con Teheran dal 2002, anno in cui il partito AKP è salito al potere. La Turchia ha sostenuto la firma dell’accordo nucleare iraniano. Il 15 luglio, l’Iran ha ricambiato l’amicizia turca schierandosi al fianco di Erdogan in occasione del fallito colpo di Stato. Tuttavia, le relazioni tra i due paesi presentano elementi di contrasto. Il governo di Erdogan non vede di buon occhio l’appoggio iraniano alle milizie sciite in Iraq, le quali stanno invadendo terre che storicamente appartenevano alla sfera di influenza turca. Con il prolungarsi della battaglia di Mosul, il governo dell’Iraq, sostenuto dall’Iran, in ottobre ha minacciato la Turchia di iniziare una guerra regionale se Ankara non avesse ritirato le proprie truppe da Bashiqa, a nord-est di Mosul. La Turchia, che ha un forte interesse per Mosul e l’area circostante, non solo vuole liberare l’area dalla presenza jihadista, ma vuole indebolire il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), per evitare che estenda la propria influenza nel nord dell’Iraq. Senza dubbio, il conflitto di interessi tra Ankara e Baghdad intorno a Mosul, è destinato a creare tensioni tra i due paesi. La crescita dell’influenza iraniana in Iraq è fonte di preoccupazione sia per il Bahrein che per gli ufficiali turchi, i quali temono l’espansione dell’Iran in Iraq.

Dal momento che l’ordine geopolitico del Medio Oriente rimane fluido e instabile, la Turchia è pronta a rafforzare i rapporti con il Bahrein per migliorare la propria posizione strategica, continuando a lavorare fianco a fianco anche con i propri alleati tradizionali del GCC e occidentali, quali gli Stati Uniti e il Regno Unito.

In conclusione, Manama sta ridefinendo la propria politica estera consolidando alleanze con paesi, come la Turchia, con cui condivide interessi chiave e percezioni comuni riguardo varie minacce transnazionali.

A cura di Sofia Cecinini

Bandiera del Bahrein. Fonte: Wikipedia

Bandiera del Bahrein. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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