Rivolta nel carcere di Manaus, 60 morti

Pubblicato il 3 gennaio 2017 alle 10:55 in America Latina Brasile

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La rivolta nel penitenziario Anisio Jobim di Manaus, capitale dello Stato federato di Amazonas, nel nord-ovest del Brasile, si è conclusa con il bilancio provvisorio di sessanta morti. La sommossa è scoppiata lo scorso 1 gennaio per un regolamento di conti tra bande rivali. All’origine la rivalità tra l’0rganizzazione criminale “Primer Comando de la Capital” di San Paolo e la “Familia do Norte”, di Manaus. Quest’ultima organizzazione criminale è alleata al “Comando Vermelho”, potente cartello malavitoso di Rio de Janeiro.

Gli scontri tra gli affiliati alle bande rivali sono degenerati in una vera e propria sommossa. Molti agenti sono stati presi come ostaggio e alcuni detenuti sono stati decapitati. Le trattative per la liberazione degli ostaggi, condotte dall’avvocato Epitacio Almeida, si sono concluse il 2 gennaio.

Almeida, presidente della commissione per i Diritti Umani dell’Ordine Nazionale degli Avvocati, ha dichiarato che la sommossa carceraria è “il più grande e orribile massacro” nella storia dei penitenziari brasiliani. Lo stesso Almeida ha sottolineato come il numero delle vittime potrebbe crescere ancora.

Il governo federale ha stanziato 44,7 milioni di reais di aiuti allo stato di Amazonas per rimettere in piedi il penitenziario. I fondi sono ricavati dal Fondo Penitenziario Nazionale, informa il ministero della giustizia del Brasile. Il ministro Alexandre de Morais si è recato a Manaus nel pomeriggio del 2 gennaio per seguire personalmente l’andamento delle trattative e portare il sostegno del governo federale allo stato di Amazonas.

Traduzione dal portoghese a cura Italo Cosentino

La bandiera del Brasile. Fonte: wikipedia

La bandiera del Brasile. Fonte: wikipedia

di Redazione

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