Anis Amri: la pista sui 1000 euro in contanti

Pubblicato il 3 gennaio 2017 alle 17:00 in Europa

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La polizia italiana ha riferito che l’attentatore tunisino di Berlino, Anis Amri, ucciso nel milanese, aveva in tasca mille euro in contanti, tutti in tagli da 50 e 20 euro. Le autorità presumono che i soldi siano stati prelevati ad uno sportello bancomat, e stanno approfondendo le indagini per identificare il luogo dell’emissione della cartamoneta.

Il Ministro degli Interni italiano, Marco Minniti, il 30 dicembre, ha affermato che, a suo avviso, Anis Amri era un lupo solitario.

Dalle indagini in corso in Italia è emerso che il tunisino non aveva alcun contatto a Milano. Tuttavia, proseguono le ricerche sugli internet point della città. Minniti ha partecipato al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto, Alessandro Marangoni, con il sindaco milanese Giuseppe Sala, il 29 dicembre. Nell’occasione sono stati affrontati temi relativi alla sicurezza e al fenomeno migratorio. A tal riguardo, Minniti ha riferito che i controlli dovranno raddoppiare in ogni regione del paese, sarà prevista tolleranza zero nei confronti delle espulsioni e i flussi migratori dovranno essere bloccati all’origine.

La Digos ha effettuato perquisizioni nel Lazio, a Latina e Aprilia, sulla base di vecchi contatti avuti da Amri durante gli anni trascorsi nelle prigioni italiane, dove -affermano gli investigatori – avrebbe frequentato solo tunisini. Una delle due abitazioni perquisite ad Aprilia è proprietà di un tunisino, sposato con un’italiana convertita e legato ad Amri. Il terrorista dell’Isis avrebbe soggiornato presso la sua abitazione lo scorso anno.

Nelle settimane passate, la procura generale tedesca ha riferito che è stato arrestato un tunisino di 40 anni sospettato di essere un contatto di Amri a Berlino. L’uomo è stato rintracciato perché il suo numero di telefono era presente nella rubrica del cellulare del terrorista.

La polizia olandese è stata coinvolta nelle indagini su Anis Amri, responsabile dell’attacco di Berlino, per ricostruire il percorso del killer in Europa.

Dalle indagini è emerso che la sim trovata nello zaino dell’attentatore faceva parte di uno stock di tesserine che erano state distribuite in una serie di centri commerciali, dal 20 al 22 dicembre, nelle città di Breda, Nijmegen e Zwolle, in Olanda. Da qui il coinvolgimento delle autorità olandesi.

Quello che la polizia, tedesca e italiana, ha ricostruito è che Anis Amri è arrivato a Milano partendo da Lione, come hanno dimostrato le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza nella stazione di Part-Dieu, facendo tappa a Chambery, poi a Bardonecchia e infine a Torino. Un dettaglio importante proviene da un’informativa tedesca sul documento falso del tunisino, rinvenuto nella tasca dell’attentatore durante un controllo nel nord Reno Westfalia alcune settimane prima dell’attacco contro il mercatino di Natale. Una volta verificato che il documento era falso, gli investigatori tedeschi hanno scoperto che proveniva da Palermo e lo hanno sequestrato. La condivisione dell’informazione con l’Antiterrorismo italiano ha fatto nascere un’ulteriore pista su Amri. L’attentatore aveva passato quattro anni in Sicilia, dal 2011 al 2015, da dove era poi stato espulso, perciò è plausibile che volesse recarsi di nuovo in Sicilia, un’ottima base per poi tornare a casa in Tunisia.

Un altro dettaglio emerso dalle indagini degli investigatori, è che il tunisino era legato al “predicatore senza volto”, Abu Walaa, individuo legato all’ISIS operante in Germania.

L’autopsia sul corpo del polacco trovato morto nell’abitacolo del camion usato per compiere l’attentato, identificato come Lukasz Urban, ha rivelato che è stato ucciso con un colpo alla testa tra le 4:30 e le 5:30 del pomeriggio del giorno dell’attentato. Secondo i medici, la vittima ha perso molto sangue ed è possibile che fosse ancora in vita al momento dell’attacco, ma escludono che possa aver combattuto per cercare di fermare Amri.

L'attentatore di Berlino, Anis Amri. Fonte: The Independent

L’attentatore di Berlino, Anis Amri. Fonte: The Independent

di Redazione

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