Tunisia: i militanti rimpatriati saranno arrestati

Pubblicato il 2 gennaio 2017 alle 11:00 in Africa Tunisia

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Il premier tunisino, Yussef al-Shahed, ha affermato che i terroristi rimpatriati in Tunisia saranno immediatamente arrestati e giudicati secondo la legge anti-terrorismo.

La decisione è stata presa in vista del rientro in patria di diverse migliaia di foreign fighters. La Tunisia è uno dei paesi con il più alto tasso di militanti, problema legato al fenomeno della radicalizzazione tra la gioventù e i deboli controlli di sicurezza conseguenti i disordini del 2011. Ad avviso del Primo Ministro, più di 3,000 tunisini sono andati all’estero per unirsi al jihad. La scorsa settimana al-Shahed ha riferito che 800 terroristi sono già rientrati in Tunisia, senza però rivelare alcun dettaglio su cosa sia successo dopo il loro arrivo.

Il PM ha comunicato che i rimpatriati saranno giudicati secondo la legge anti-terrorismo del 2015, la quale è stata redatta per facilitare l’arresto e la prosecuzione dei militanti sospettati, aggiungendo che le autorità possiedono registri completi di tutti i militanti che hanno lasciato il paese per unirsi al jihad. “Abbiamo tutti i dettagli su di loro, li conosciamo uno ad uno, e prenderemo le misure necessarie”, ha specificato al-Shahed.

In seguito all’attentato di Berlino dello scorso 23 dicembre, in cui il tunisino Anis Amri si è scagliato contro i mercatini di Natale a bordo di un camion, uccidendo 12 persone e ferendone 48, il dibattito sui terroristi in Tunisia si è intensificato.

La legge anti-terrorismo tunisina è stata approvata lo scorso anno alla luce di due attacchi contro turisti stranieri da parte di militanti dell’ISIS, il primo al Museo nazionale del Bardo di Tunisi, e il secondo sulla spiaggia della cittadina tunisina di Susa.

Bandiera tunisina. Fonte: Wikipedia

Bandiera tunisina. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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