Sicurezza dell’Indonesia minacciata dallo Stato Islamico

Pubblicato il 29 dicembre 2016 alle 13:30 in Asia Indonesia

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La sicurezza dell’Indonesia è minacciata dal tentativo di spostamento della base dello Stato Islamico dal Medio Oriente alle Filippine.

Lo Stato Islamico, tentando di muovere la sua base operativa dal Medio Oriente alle Filippine, ha l’obiettivo di penetrare in Indonesia e prendere il controllo delle ricche risorse naturali del paese, ha dichiarato il generale capo dell’esercito dell’Indonesia, Gatot Nurmantyo, mercoledì 28 dicembre.

Lo Stato Islamico, secondo il generale Gatot, avrebbe obiettivi più legati al commercio che all’ideologia. Sembra che il suo obiettivo sia prendere il controllo delle fonti energetiche di Sumatra e Kalimantan. Kalimantan è la porzione indonesiana dell’isola Borneo ed è geograficamente vicina alla regione delle Filippine di Mindanao.

La zona di Mindanao, nel sud delle Filippine, sembra essere l’area in cui i militanti dello Stato Islamico, che perde terreno in Sira e in Iraq, vogliono creare nuove basi operative. Si tratta di una regione con popolazione prevalentemente musulmana, teatro di conflitti e tensioni interne al paese per decenni. Il gruppo islamista Fronte di Liberazione Islamico Moro (MILF) ha raggiunto, nel 2012, un accordo con il governo delle Filippine per il riconoscimento di Mindanao e del Bangsamoro come regione a governo autonomo. L’obiettivo dell’accordo è la conclusione pacifica del conflitto interno durato quarant’anni e la riduzione delle tensioni regionali.

“L’Indonesia è la democrazia a maggioranza islamica più grande del mondo e lo Stato Islamico vorrebbe farla diventare parte di quello che definiscono Califfato. Il sud delle Filippine si sta preparando per diventare la base dello Stato Islamico nel Sud Est Asiatico. L’obiettivo è prendere il controllo dell’Indonesia, assicurarsi le risorse naturali”, ha dichiarato il generale Gatot.

L’Indonesia è stata teatro di una serie di attacchi terroristici durante il corso del 2016, che suggeriscono una leggera presenza dello Stato Islamico nel paese. I militanti del luogo ricevono, sempre più spesso, istruzioni dai capi dell’organizzazione basati in Medio Oriente. Diversi gruppi islamisti locali, come gli East Islamic Mujahidin (MIT) basati a Poso, nel Sulawesi centrale, e un nuovo gruppo fondato da Bahrun Naim, che riceve ordini direttamente dalla Siria, hanno dichiarato la loro fedeltà allo Stato Islamico.

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, già nel novembre scorso, aveva dichiarato la sua preoccupazione in merito al possibile stanziamento, nel suo paese, di militanti islamisti in fuga da Siria e Iraq. Duterte ha dichiarato che, se ciò accadrà, non esiterà a fare qualsiasi cosa – anche chiudere un occhio sui diritti umani – per la sicurezza del suo popolo. Secondo il presidente delle Filippine, la provincia meridionale di Mindanao è un’area instabile in cui le ribellioni e il banditismo proliferano. Il leader si è detto preoccupato per il possibile sfruttamento della situazione da parte degli estremisti islamici del Medio Oriente. Duterte ha anche allarmato le forze dell’ordine delle Filippine perché siano preparate se e quando i terroristi, deprivati delle loro basi sicure, giungeranno nel paese.

I conflitti per le fonti energetiche sono stati concentrati, finora, nei paesi del Medio Oriente, maggiori produttori di petrolio. I combustibili fossili, però, si esauriranno presto. Soprattutto con l’aumentare della popolazione globale e del fabbisogno energetico. Il mondo deve trovare il modo di soddisfare questa domanda di energia. L’Indonesia e gli altri paesi lungo la linea dell’Equatore dispongono di ingenti fonti di energia rinnovabile. Ciò potrebbe condurre a conflitti nella regione che minaccerebbero la sicurezza dell’Indonesia. Nel 2040, la popolazione mondiale si stima raggiungerà i 9,8 miliardi di persone, 2,5 miliardi di persone saranno localizzate nelle regioni equatoriali.

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Filippine in Arancio, Indonesia in Verde Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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