La politica della Cina in Medioriente

Pubblicato il 29 dicembre 2016 alle 7:30 in Asia Cina

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La Cina è sempre più attiva in Medio Oriente, proprio quando sembra che la presenza degli Stati Uniti nella regione si stia indebolendo.

Uno studio della Rand Corporation analizza gli interessi e le ragioni principali che spingono la Cina a rafforzare la sua presenza in Medio Oriente e le sue attività in termini di politica, economia e sicurezza. Lo studio mira anche a determinare se la presenza cinese possa o meno mettere in pericolo la posizione degli Stati Uniti e la loro influenza nella regione mediorientale.

Le ragioni dell’interesse della Cina per il Medio Oriente, secondo l’analisi dello studio dell’agenzia Xinhua, sono tre. La prima è legata all’enorme fabbisogno energetico del gigante orientale. La seconda è connessa alla necessità della Cina di colmare gli squilibri nello sviluppo delle aree occidentali rispetto alle regioni orientali e costiere. La Cina vede nel Medio Oriente un territorio importante per promuovere la strategia di sviluppo delle regioni occidentali e una componente essenziale per il successo del progetto Nuova Via della Seta. La terza ragione della presenza cinese in Medio Oriente è di tipo geopolitico. La Cina intende controbilanciare la strategia “nuovo equilibrio nell’Asia Pacifico” dell’amministrazione Obama e migliorare il suo status di grande potenza sullo scacchiere mondiale.

La Cina, alla fine del 2014, quando lo studio è stato completato, non aveva una strategia dichiarata per il Medio Oriente. Nel gennaio 2016 il governo di Pechino ha diffuso il “documento sulla politica della Cina nei Paesi Arabi” in cui vengono elencati i punti chiave della visione della Cina nei confronti del Medio Oriente. L’obiettivo principale rimane quello di costruire legami economico-commerciali forti per favorire ulteriormente la realizzazione del progetto Nuova Via della Seta. Si auspica la creazione di meccanismi di dialogo politico di alto livello.

Gli analisti della Rand definiscono il ruolo della Cina nei conflitti e nei delicati equilibri del Medio Oriente, quello di un “drago cauto”. Fino ad agosto 2016, infatti, la potenza asiatica ha mantenuto una posizione neutrale portando avanti i capisaldi della sua politica estera: rispetto della sovranità di ogni paese e non interferenza negli affari interni. Le cose sono cambiate quando la Cina ha deciso di schierarsi – con la Russia e l’Iran – a favore di Bashar Al Assad nel conflitto in Siria. L’impegno diretto della Cina consiste nella formazione di personale siriano nell’uso di armi acquistate nella stessa Cina e nel fornire aiuti umanitari. Il gigante asiatico rimane, attualmente, l’unico membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il cui esercito non è direttamente coinvolto in missioni sul suolo della Siria.

 

La comunanza di obiettivi tra Stati Uniti e Cina per la stabilità e sicurezza in Medio Oriente, descritta nello studio Rand, sembra essere superata dallo schieramento opposto delle due potenze in merito al conflitto in Siria. La vittoria del presidente eletto, Donald Trump, tuttavia, potrebbe comportare un nuovo cambiamento degli equilibri nei delicati rapporti degli Usa con i paesi del Medio Oriente e con la Cina. La tendenza all’isolazionismo portata avanti da Donald Trump durante la sua campagna elettorale, secondo AlJazeera, potrebbe condurre a maggiore instabilità in Medio Oriente. La Cina è già stata più volte irritata dalle dichiarazioni di Trump negli ultimi mesi. La nuova presidenza statunitense probabilmente segnerà l’inizio di cambiamenti anche nel rapporto bilaterale sino-americano, con conseguenze sugli equilibri internazionali.

Traduzioni dal cinese a cura di Ilaria Tipà

Il Presidente cinese Xi Jinping e il leader iraniano Ali Khamenei. Fonte: Wikipedia Commons

Il Presidente cinese Xi Jinping e il leader iraniano Ali Khamenei. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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